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domenica 21 agosto 2022

Come restaurare un cappello alpino della seconda guerra mondiale

Finalmente anche io ho messo un cappello alpino della seconda guerra mondiale in collezione.
Ecco qui il video dell'unboxing e del restauro conservativo che ho cercato di fare.


Si tratta di un cappello da truppa trasformato per i gradi superiori appartenuto ad un reduce del primo reggimento alpini.
Probabilmente appartenuto al battaglione Ceva, data la prensenza della nappina bianca, e nello specifico alla 5° compagnia.
La medaglia che lo testimonia ad oggi non si è mai vista, o almeno per me è stato così e sui vari gruppi di appassionati alla faleristica non si sa molto della sua esistenza.
Su di essa al fronte si può leggere "5° compagnia alpina" con l'immagine di quattro militari in marcia, sullo sfondo un monte stilizzato, al retro il motto "Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia" con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 dell'argento ed in alto due sci incrociati con una picozza.

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

Il cappello è stato trovato in una casa di Roma da una ditta di pulizie incaricata di svuotarla.
Il propietario, da cosa son riuscito a sapere, era un qualche funzionario del WWF o di qualche associazione dedita alla salvaguardia dell'ambiente che si trasferì in Africa senza mai fare ritorno.
Probabilmente fu uno dei pochi a tornare dalla campagna di Russia considerando le tristi sorti di tutti i battaglioni appartenuti alla Cuneense.
I suoi averi rimasero quindi chiusi in quella casa fino ad oggi, compreso il suo cappello da reduce.
E' stato un evento più unico che raro trovare un cimelio della seconda guerra mondiale intoccato e di prima mano.

A livello di pulizia vi spiego brevemente le fasi a cui ho sottoposto il cappello per stabilizzarlo e lasciarlo il più possibile intoccato.
Per prima cosa ha passato una settimana in freezer per bloccare le tarme adulte, poi è stato un'altra settimana in una borsa ermetica con antitarme e insetticida per fermare eventuali uova.
A quel punto dopo una bella asciugata l'ho spolverato con un pennello e con l'aria compressa soffiata dall'interno.

Infine ho pulito la medaglietta con acetone prestando attenzione a non rovinare il cappello.

Sistemato con spilli la fascia che è la parte più rovinata.

Ero indeciso sul provare a risistemare la penna, ma alla fine ho deciso di lasciarla come è stata trovata.

cappello alpino primo reggimento battaglione ceva 5 compagnia campagna di russia nappina bianca csir armir

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza



lunedì 15 agosto 2022

Due unboxing al prezzo di uno


Vi posto un veloce unboxing dei classici specchietti militari in dotazione alle truppe alpine durante il secondo conflitto mondiale e negli anni seguenti. 

Lo specchietto al retro ha un lamierino stampato di alluminio che in caso di rottura e decontestualizzato è sempre difficile da identificare. 

Spero di aver fatto cosa gradita a chi gira per monti e magari incappa in qualcosa di simile durante le sue riscoperte.


Altro video veloce veloce per la serie unboxing di curiosi oggetti che vanno ad aggiungersi alla mia collezione.

In questo caso ho preso a poco prezzo alcune spille da cappello alpino, a volte si vedono anche indossate sulla divisa.


lunedì 27 marzo 2017

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale

Stasera vi voglio mostrare l'ultima chicca che mi ha permesso di completare un quadretto poco conosciuto.
Sono riuscito ad aggiudicarmi la terza variante della medaglia coniata per chi partecipò alla battaglia del fronte alpino occidentale.

Come sempre prima di andare avanti vi chiederei, dato che tutto quello che faccio è per passione, se poteste gentilmente fare qualche click sulle pubblicità a destra o sotto. Si aprirà una pagina di sponsor, a voi non costa niente e non ci sono virus essendo tutte pubblicità di google, poi potete richiuderla. In tasca mi viene qualche centesimo e mi copre quelle poche spese di dominio e sito internet. Grazie mille davvero.


Facciamo un breve riassunto di cosa accadde dal 21 al 24 giugno del 1940.
Dobbiamo partire da qualche tempo prima, per la precisione il 10 dello stesso mese. Siamo agli inizi della seconda guerra mondiale, per l'Italia fino a quei giorni gli ordini di Mussolini erano di tenere, sul confine Francese, un atteggiamento difensivo e di non intraprendere nessun azione nei confronti della Francia.
Il 10 giugno però, l'Italia entra in guerra e per Mussolini la Francia sembra una preda facile dato che era praticamente già capitolata a causa dell'invasione tedesca al nord.
Ecco che s'iniziano diverse operazioni di bombardamento nel sud della Francia, tramite artiglieria e aerei.
Per Mussolini però, le attività sembrano troppo blande e quindi viene ordinata l'invasione della Francia meridionale.
Le operazioni iniziano il 21 giugno attraverso tutti i valichi alpini delle Alpi occidentali, vengono impiegati circa 300000 uomini che in 3 giorni di ostilità arrivano fino a Mentone. Non è chissà quale risultato se si conta che non sono molti i chilometri d'invasione e ci furono parecchie perdite da parte Italiana, dovute anche a diversi congelamenti. Questo sarebbe dovuto essere sintomo di quanto fossero mal equipaggiate le nostre truppe. Purtroppo, presi dalla foga della vittoria, non si fece molto caso a questi dettagli e da li a poco sarebbe venuta tutta l'epopea russa.
Il secondo fronte al sud fece definitivamente collassare la Francia che richiese l'armistizio firmandolo il 24 giugno.
Tutto il territorio occupato rimase sotto il controllo italiano.

Ma veniamo alle medaglie, gli approfondimenti storici li trovate tranquillamente su ogni libro o sul web.

Partiamo dalla più comune.
E' in bronzo coniata da Lorioli e incisa da Affer, non è una medaglia ufficiale venne probabilmente acquistata dai partecipanti all'invasione. A me piace molto per la profondità dei dettagli e la fatica che evoca.
Sul fronte è rappresentato un militare con elmetto e moschetto 91 in spalla nell'atto di spingere delle rocce. Tra le ore 10 e 11 è presente la scritta VINCERE!. A ore 5 è presente il marchio dell'incisore Affer.

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale


Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale

Sul retro appare una vittoria alata con uno scudo decorato da un fascio littorio, sotto le montagne e il mare.
Sono incise le scritte 21 - 22 - 23 - 24 Giugno - A - XVIII, più in basso Battaglia del Fronte Alpino Occidentale


Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale


Di questa medaglia esiste una variante dove sul fronte è presente una raffigurazione di Umberto di Savoia principe di Piemonte.
(la potete vedere qui)

Veniamo alla seconda un po' più rara da trovare, il fronte è uguale, sul retro invece appare una fiamma ardente con un 4 su cannoni decussati posta sopra a rilievi montuosi e cannone. Intorno c'è la scritta Battaglia Fronte Alpino Occ. 21-24 Giugno XVIII.

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale

Ed infine l'ultima, non l'ho praticamente mai vista, quando mi è capitata l'ho presa al volo senza badare troppo al prezzo. E' anche quella che è più vissuta probabilmente chi la indossava era un ufficiale e ne andava molto fiero. I dettagli da un lato infatti sono abbastanza consumati.
E' in argento con le iniziali di chi probabilmente la indossò.
Il fronte e il retro sono uguali a quella postata poco sopra.

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale argento affer lorioli

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale argento affer lorioli

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale argento affer lorioli

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale argento affer lorioli

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale argento affer lorioli

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale argento affer lorioli

Eccole infine tutte assieme.

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale argento affer lorioli

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale argento affer lorioli

Sul nastrino della medaglia per il fronte alpino occidentale ci sono poche certezze, sul Brambilla è riportato che il nastrino ha 10 righe bianche e 9 righe rosse alternate partendo dal bianco. Non essendo però una medaglia ufficiale non esistono normative che la descrivono esattamente e quindi si crede che l'usanza di usare il nastrino bianco e rosso discenda dal ritrovamento di un campione di questo nastro montato su una croce del Gruppo Armate Ovest della Johnson. Probabilmente anche le medaglie venivano fornite con questo nastrino o i vari militari se ne procuravano uno. Fatto sta che si trovano molte medaglie che hanno i nastrini bianco e rosso con più o meno righe o addirittura con i colori del reggimento.
Le mie hanno tre nastri diversi che sono comunque abbastanza datati. Il più corretto e che, a pelle, mi piace di più è quello in mezzo, ma anche quello di sinistra visto dal vivo sembra coerente per l'epoca. Tutti non hanno odori di nuovo e a naso potrebbero anche essere ammissibili.

Li ho fotografati con la luce ultravioletta, il bianco non risalta quindi la stoffa non è trattata con metodi moderni, notare la differenza del filo usato per cucire il nastrino di quella in argento molto più recente.

Medaglia per la Battaglia del Fronte Alpino Occidentale argento affer lorioli luce ultravioletta lampada di wood

Per quanto riguarda i valori è difficile dare quotazioni essendo medaglie non molto ricercate e poco conosciute, normalmente la più comune si trova intorno ai 40 € l'altra qualche decina di euro in più. Quella in argento l'ho vista raramente e quindi non saprei dire un prezzo esatto.

Naturalmente è ben accetta ogni informazione aggiuntiva che possa integrare quest'articolo nell'ottica di divulgare gratuitamente ogni sapere. Sto notando che ultimamente i forum italiani han perso molto del loro spirito iniziale e molti tendono a far tesoro dei propri saperi facendo oltremodo i gelosi. Su facebook si trova qualche gruppo serio dove i più anziani, parlando in senso collezionistico, aiutano i meno esperti, ma queste discussioni sono destinate a finire nell'oblio del web perché non sono indicizzate da google e quindi non più rintracciabili dopo poco tempo. Io ho fondato questo blog con l'obiettivo di divulgare gratuitamente quel poco che so o scopro, a qualcuno darà fastidio, ma credo di essere nel giusto.



sabato 28 gennaio 2017

Distintivo della 4° Divisione Alpina Cuneense

Oggi è l'anniversario di un tragico evento che ormai pochi ricordano, ma che ha toccato molto da vicino gli abitanti della provincia di Cuneo più di 70 anni fa. Il 28 gennaio 1943 la 4° Divisione Alpina Cuneense, nata appena 8 anni prima, veniva completamente annientata in Russia. Dei 16.500 Alpini che la costituirono, solo 1300 riuscirono a sfuggire alla morsa sovietica ed ai campi di prigionia. Per il suo altissimo contributo di sangue viene ancora oggi ricordata come "La Divisione Martire".

Potete trovare tutta la sua breve ed al tempo stesso eroica storia a questo link 

http://www.vecio.it/cms/index.php/reparti-alpini/brigate-alpine/227-divisione-alpina-cuneense

In collezione ho messo da poco il distintivo bellico coniato dalla Lorioli.
I distintivi delle truppe alpine sono sempre più rari e molto sovente raggiungono prezzi, a mio avviso, spropositati che superano le centinaia di euro.
Io ho avuto fortuna e l'ho portato via a poco meno di 60 €. Probabilmente nessuno l'ha notato perchè il titolo dell'articolo su ebay conteneva un errore di ortografia. Io non me lo sono lasciato sfuggire.

Come sempre prima di andare avanti vi chiederei, dato che tutto quello che faccio è per passione, se poteste gentilmente fare qualche click sulle pubblicità a destra o sotto. Si aprirà una pagina di sponsor, a voi non costa niente e non ci sono virus essendo tutte pubblicità di google, poi potete richiuderla. In tasca mi viene qualche centesimo e mi copre quelle poche spese di dominio e sito internet. Grazie mille davvero.

Era molto sporco quando mi è arrivato, guardate la differenza dopo una pulita con acetone. La pulizia con acetone fa miracoli su oggetti in bronzo o leghe ed è indicata ogni volta che non avete vernici che potrebbero essere intaccate.

Queste le condizioni appena arrivato.

distintivo 4 divisione alpina cuneense pulizia acetone

distintivo 4 divisione alpina cuneense pulizia acetone

E queste dopo una leggera pulita in acetone.

distintivo 4 divisione alpina cuneense pulizia acetone

distintivo 4 divisione alpina cuneense pulizia acetone

Sul retro, come quasi tutti i distintivi del periodo bellico, reca il marchio del produttore, FM. Lorioli Fratelli Milano Roma. Anche il porta spilla è marchiato col nome del fabbricate che, nella seconda riga però, cita l'indirizzo Via Bronzetti 25 Milano.
Sul libro "I distintivi delle truppe Alpine dal 1915 al 1945" di Bruno Erzeg, si trova anche una versione leggermente più piccola (390x301 mm) senza marchi sul retro. Esiste una versione post bellica degli anni 60 coniata per i reduci che si differenza da questa per la presenza delle 3 medaglie d'oro al valor militare in alto sotto la scritta Div Alp Cuneense.

Ho fatto anche due foto di taglio visto che sono sempre difficili da trovare e, a volte, possono far la differenza tra un distintivo buono e una copia.

distintivo 4 divisione alpina cuneense pulizia acetone

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Intorno a Natale, quando era arrivato il pacchetto che mi ero regalato avevo fatto anche una piccola composizione un po' più artistica per dare onore al distintivo e a ciò che significa.

distintivo 4 divisione alpina cuneense bokeh croce di ghiaccio armir csir russia natale ritirata

giovedì 23 gennaio 2014

L'alpino Bartolomeo Beccaria

Quella che ora andrò a condividere con voi su storie e foto è la dimostrazione che i giovani di oggi non sono quello che vogliono farci credere i media.
Al contrario ce n'è ancora qualcuno che crede negli antichi valori delle nostre zone e che, invece di andarsi a distruggere in discoteca o perdere tempo al bar, preferisce riscoprire la storia della sua famiglia riportando a casa un pezzo di storia.
I miei più sentiti complimenti ad Andrea Bertolino, alunno del liceo scientifico di Mondovì, a cui va anche un doveroso grazie per avermi dato l'opportunità di pubblicare su questo piccolo spazio la storia di un suo prozio caduto in Russia.

Ecco il suo racconto.

Il 5 gennaio del 2012, uno degli ultimi giorni delle vacanze natalizie, ero a pranzo dai miei nonni paterni. Finito di mangiare, non mi ricordo come, ci siamo messi a parlare dei vari bis e trisnonni, allora mia nonna è andata a prendere un album di vecchie foto e si è messa a sfogliarlo e a indicarmi i nomi delle persone immortalate nel bianco e nero. Dopo un po' di pagine ho subito adocchiato una foto di un militare alpino, che a parer mio poteva risalire circa agli anni '40. La mia passione per la storia militare mi ha subito portato a chiedere notizie di quel giovane in divisa, mia nonna mi rispose che si trattava di suo zio, morto in Russia durante la seconda guerra mondiale, il suo nome era Bartolomeo Beccaria. Purtroppo nessuno si ricordava la data di nascita, dato che mi era indispensabile per avviare una ricerca su Onorcaduti, mi sono rivolto agli amici di Miles. Il mondo di internet ha prontamente dato la sua risposta, Bartolomeo Beccaria nato a Mondovì li 06/09/1919, in forza alla 306 sez Sanità Alpina della divisione Cuneense, caduto in terra russa li 11/01/1943.

Forte di queste informazioni ho contattato l'Archivio di Stato di Cuneo e mi sono fatto inviare il foglio matricolare da cui ho ricavato altri dettagli sul mio prozio scomparso: soldato di leva il 13 aprile 1940, tale nell'ospedale militare di Savigliano dal 3-1-1941 al 30-6-1941, ecc

Bartolomeo era giunto in Russia il 28 luglio 1942 per prendere parte all'operazione “Blu”, che prevedeva la distruzione del raggruppamento sovietico sul fiume Donec, la conquista del Dombass, l'invasione del Kuban e del Caucaso, il raggiungimento del Don e del Volga , la neutralizzazione dell'importante centro manifatturiero di Stalingrado.

Questi progetti, in gran parte, riuscirono e l'ARMIR (Armata Italiana in Russia) forte di 230.000 uomini si attestò lungo il Don per proteggere la 6a armata tedesca impegnata a Stalingrado.

Il 26 ottobre mio prozio venne ferito in combattimento e ricoverato nel grande centro ospedaliero di Rossosch, città che ospitava anche il comando della Cuneense.

Il 16 dicembre i Russi lanciarono una grande offensiva lungo il Don e il 17 travolsero la divisione Ravenna (catturando il cognato di Bartolomeo, mio bisnonno Andrea Bono che morirà tre mesi dopo nel campo di prigionia di Tiomnikov) spezzando il fronte in due sacche, una che chiudeva Stalingrado e il XXXVo Corpo d'Armata Italiano e una che chiudeva il resto dell'Armir.

Nei giorni successivi i Russi penetrarono sempre più in profondità le linee italiane, l'11 gennaio mio prozio morì in combattimento.

In Russia rimasero 95.000 nostri connazionali, dei quali 60.000 morti nei campi di prigionia.

A questo punto consideravo la mia ricerca conclusa, comunicai i risultati a mia nonna e lei ne fu felice.

Per un inaspettato colpo di fortuna appena 40 giorni dopo aver postato la richiesta di informazioni su Miles venni contattato da una persona che mi disse di avere importanti informazioni su mio prozio, vidi il messaggio il giorno dopo averlo ricevuto e chiamai subito il mittente, mi disse di essere un importante membro dell'ANA (Associazione Nazionale Alpini) e di essere venuto in possesso della piastrina di Bartolomeo Beccaria tramite un suo collaboratore russo e di raggiungerlo subito a Carcare (SV), dove si stava svolgendo una commemorazione delle “Marce del Davai”.


Naturalmente partii subito e dopo una commovente cerimonia si può dire che mio prozio sia tornato a casa, esattamente 70 anni dopo la sua partenza.

Andrea Bertolino

Ed ecco alcune foto 

Bartolomeo Beccaria

Alpino Bartolomeo Beccaria Mondovì Armir Csir Russia

La Piastrina dell'alpino Bartolomeo Beccaria

Piastrina Alpino Bartolomeo Beccaria Mondovì Armir Csir Russia


Infine vi metto i link di 3 articoli che potrebbero benissimo essere correlati a questa storia

http://storieefoto.blogspot.it/2013/06/croce-di-ghiaccio-ice-cross.html

http://storieefoto.blogspot.it/2013/03/distintivo-commemorativo-della-campagna.html

http://storieefoto.blogspot.it/2013/01/mostra-70-anniversario-battaglia-di.html

Now I'm going to share with you is proof that the youth of today are not what the media want us to believe.
On the contrary, there is someone who believes in the old values ​​and prefers to rediscover the history of his family back home a piece of history.
My warmest congratulations to Andrea Bertolino, a student at the high school in Mondovi, which also goes a dutiful thanks for giving me the opportunity to publish in this little web space the story of his great-uncle died in action in Russia in 1943.

Here is his story .

On January 5, 2012, one of the last days of the Christmas holidays, I was having lunch with my paternal grandparents . After eating, we started to talk about the various bis and great-grandparents . My grandmother took an album of old photos and started leafing through it and tell me the names of the people immortalized in black and white. Shortly after I spotted a picture of an alpine military , which in my opinion could go back around the 40s. My passion for military history made ​​me ask about that young man in uniform, my grandmother told me that it was her uncle, who died in Russia during the Second World War, his name was Bartolomeo Beccaria . Unfortunately, no one remembered the date of birth. It was required to start a search on ONORCADUTI . I asked to our friends at Miles's Forum . The world of internet has readily given his answer , Bartolomeo Beccaria was born in Mondovi 09/06/1919, pursuant to section 306 of the Health Alpini Cuneense division, fell into Russian land them 01/11/1943.

Armed with this information I contacted the State Archives of Cuneo and I did send the serial number on the sheet from which I have gained other details about my great-uncle died: conscript April 13, 1940, he was in the military hospital of Savigliano from 3 - 1-1941 to 06/30/1941, etc.

Bartholomew had arrived in Russia July 28, 1942 to take part in the operation "Blue", which included the destruction of the Soviet grouping on the Donets River, the conquest of Dombass, the invasion of the Kuban and the Caucasus, the Don and the achievement of Volga, the neutralization of the important manufacturing center of Stalingrad.

These plans were successful and ARMIR (Italian Army in Russia) consisting of 230,000 men which stood along the Don to protect the German 6th Army at Stalingrad committed.

On October 26, my great-uncle was wounded in combat and hospitalized in the great hospital of Rossosch, a city which also housed the command of Cuneense.

On December 16, the Russians launched a major offensive along the Don and 17 swept the division Ravenna (capturing the brother Bartolomeo, Andrea Bono my great-grandfather who died three months later in prison camp Tiomnikov) breaking the front two pockets, one that closed XXXV Italian Army Corps in Stalingrad and one that closed the rest of Armir.

In the following days the Russians penetrated deep into the Italian lines, January 11, my great-uncle died in combat.

In Russia, 95,000 men were killed, 60,000 of them in prison camps.

At this point I considered my search ended, I communicated the results to my grandmother and she was happy.

For an unexpected stroke of luck just 40 days after posting the request for information on Miles I was contacted by someone who told me he had important information about my great-uncle. I saw the message on the day after you received it and called the sender immediately, told me to be an important member of the ANA (Associazione Nazionale Alpini) and be in possession of the dog tag of Bartolomeo Beccaria. I joined him immediately in Carcare (SV), where he was conducting a commemoration of the "Gears of Davai."


After the ceremony I can say that my great-uncle returned home, exactly 70 years after his departure.

domenica 20 gennaio 2013

Mostra 70° anniversario battaglia di Nowo-Postojalowka Nikolajewka

Oggi, 20 Gennaio, ricorre il settantesimo anniversario della battaglia di Nowo-Postojalowka Nikolajewka, ultima battaglia combattuta dai nostri militari dell'ARMIR durante la ritirata di Russia. Durò sette giorni, durante i quali i nostri Alpini cercarno di uscire dalla sacca creata dai Russi che avevano sfondato le linee sul Don a Nord e a Sud. Non voglio dilungarmi in questo perchè ci sono centinaia di libri che trattano questi fatti, quello che si può sicuramente affermare è che il confronto fu sicuramente impari, per mezzi e numero di uomini. Nonostante ciò gli Alpini riuscirono, con incredibili perdite, ad avviarsi verso la via di casa. Purtroppo per loro, questa marcia creò, forse, più vittime della battaglia stessa a causa della scarsità di viveri ed equipaggiamenti non adatti a climi così rigidi.
Inoltre beffa della vita, molti arrivati in prossimità dei confini Italiani vennero catturati dai Tedeschi, che ne frattempo erano diventati nemici, e internati in qualche campo di prigionia.
A Mondovì in questi giorni, nonostante la neve, si commemora l'anniversario con un raduno di Alpini provenienti da tutt'Italia e un'interessante mostra nella cappella di Santo Stefano.
Oggi ci ho fatto un giro armato della mia cara Canon 40d e Tamron 17-50 f 2.8.
Vi posto su storie e foto alcuni scatti dell'evento.

Una riproduzione di un mulo con la slitta.


(click sulle foto per ingrandirle)

mulo e slitta alpino in russia

mulo e slitta alpino in russia

A proposito di muli vi trascrivo queste righe che forse rendono più di altro l'idea delle situazioni in cui vivessero i nostri nonni.

Lettera alla cara Urbisaglia dell'alpino conducente Pietro Bongiovanni da "In Russia con Urbi" - Da Peveragno al Don e ritorno"

Cara mula,
se oggi posso scrivere queste poche righe lo devo a te perchè grazie al tuo aiuto sono uno dei pochi che sono tornati dal fronte russo.
Urbisaglia era il tuo nome, ma io l'avevo abbreviato "Urbi", eri sempre pronta al mio invito, dicevo "anduma urbi" e tu partivi, non te lo sei mai fatta ripetere. Hai sempre fatto più del tuo dovere, fino all'impossibile. Prima con la carretta durante le marce di avvicinamento, poi in servizio fino al 17 Gennaio con la slitta, in questa data iniziò il nostro calvario. Quanta fame hai dovuto patire mangiano solo un po' di paglia e con quanta neve hai dovuto dissetarti, ma nonostante tutto sei sempre andata avanti con la slitta carica, a volte di congelati, a volte di feriti. Avevi addirittura imparato a smuovere la slitta quando i pattini gelati rimanevano incastrati nella neve. Chissà quanti si ricorderanno e ancora oggi possono dire grazie di essere tornati grazie a te.
Dopo tanti disagi tu sei ancora tornata in Italia, il tuo compagno no, "Bimbo" è morto sfinito durante la marcia compiendo al massimo il suo dovere proprio quando si cominciava a sentire il profumo dell'Italia. 
Forse qualcuno potrà ridere, ma la verità è che prima di lasciarla, l'ho salutata abbracciandola e baciandola con le lacrime.
Grazie cari Muli.

Qui la vedete ritratta in una foto gentilmente concessa da Luciano Amaranto.

1° Rgt Alpini, Btg Mondovì, 9° Compagnia, Plotone Conducenti con la Mula Urbisaglia Uscita dalla Ritirata di Russia trainando una slitta di Feriti e Congelati (nel caos della Ritirata, aggregata al Btg. Tirano)



Cassa in dotazione agli ufficiali veterinari per la cura dei muli

cassa farmaci muli russia alpini


Divise d'epoca



Alcune dotazioni personali





zaino modello 39 russia alpino



 La radio in dotazione ai nostri reparti


Fucile mitragliatore Breda mod. 30

breda modello 30

Fucile mitragliatore Breda mod. 37

breda modello 37

breda modello 37

Una bottiglia messa in cantina alla partenza per la Russia dello zio e purtroppo mai più riaperta.


Un cappello alpino con la classica medaglia con le spade incrociate data a tutti i partecipanti alla campagna di Russia e la relativa Croce di ghiaccio.

armir csir croce di ghiaccio russia alpino

E veniamo finalmente al punto dolente, gli scarponcini. Come potete vedere i Tedeschi erano i più avanti tecnicamente parlando, gli scarponi italiani non erano male per i nostri climi, ma i chiodi facevano da ponte termico e col freddo dell'inverno russo bastava poco tempo per avere i piedi congelati. I russi invece indossavano dei semplici calzati in feltro, infatti a quelle temperature la neve non bagna e si cammina su un soffice strato.

Tedeschi

scarponi Mostra 70° anniversario battaglia di Nowo-Postojalowka Nikolajewka alpini russia ritirata

scarponi Mostra 70° anniversario battaglia di Nowo-Postojalowka Nikolajewka alpini russia ritirata

Russi

scarponi Mostra 70° anniversario battaglia di Nowo-Postojalowka Nikolajewka alpini russia ritirata


Italiani

scarponi Mostra 70° anniversario battaglia di Nowo-Postojalowka Nikolajewka alpini russia ritirata

E per finire un cartello molto eloquente che forse aspetta ancora la risposta.

Mostra 70° anniversario battaglia di Nowo-Postojalowka Nikolajewka alpini russia ritirata




Today, January 20, marks the seventieth anniversary of the Battle of Nowo-Postojalowka Nikolajewka, the last battle fought by our military dell'ARMIR during the retreat from Russia. It lasted seven days, during which our Alpine cercarno out of the bag created by the Russians who had broken through the lines on Don North and South do not want to dwell on this because there are hundreds of books available on these facts, what can be definitely say is that the comparison was certainly learn, and means for number of men. Nevertheless the Alpine succeeded with incredible losses, to move towards the way home. Unfortunately for them, this march created, perhaps, more victims of the battle itself because of the shortage of supplies and equipment that are not suitable for climates so rigid.

In addition mockery of life, many arrived near the Italian border were captured by the Germans, who meanwhile had become enemies, and interned in some prison camp.

A Mondovì these days, despite the snow, we commemorate the anniversary with a gathering of Alpini from all over Italy and an interesting exhibition in the chapel of St. Stephen.

Today I've toured armed with my beloved Canon 40D and Tamron 17-50 f 2.8.


 About mules will transcribe these lines that might make it more like the idea of the situations where our grandparents lived.

Letter to my dear Urbisaglia of the Alpine driver Peter Bongiovanni from "In Russia with Urbi" - From Peveragno to Don and back "

Dear mule,

if today I write these few lines I owe it to you because with your help are one of the few who have returned from the Russian front.

Urbisaglia was your name, but I had abbreviated "Urbi" were always ready to my call, I said "anduma urbi" and you were leaving, I will not say you've never done. You have always done more than your duty, to the impossible. First with the cart during marches closer, then in service until January 17 with the slide, on this date began our ordeal. How hungry you eat only to suffer a bit 'of straw and with how much snow you have to quench your thirst, but in spite of everything you've always gone ahead with the slide loads, sometimes frozen, sometimes injured. Had even learned to move the slide when the pads ice remained stuck in the snow. Who knows how many will remember and still can say thank you to be back with you.

After many hardships you're still back in Italy, your partner no, "Bimbo" died exhausted while driving making the most of his duty just when he was beginning to feel the scent of Italy.

Maybe someone will laugh, but the truth is that before leaving, I said hello embraced and kissed her with tears.

Thanks dear Muli.


 And finally we come to the sore spot, boots. As you can see, the Germans were the most forward technically speaking, Italian boots were not bad for our climate, but the nails were as a thermal bridge and the cold of the Russian winter did not take much time to get your feet frozen. The Russians instead wore simple shod in felt, in fact, at those temperatures the snow does not get wet and you are walking on a soft layer.