Storie e Foto blog personale di Claudio Galli.
In questo blog si parlerà principalmente di storia locale del cuneese dal racconto di semplici storie al restauro di piccoli oggetti e collezionismo, passando per la fotografia.
Spero di fare cosa gradita condividendo quel poco che so o che ogni tanto cerco di inventarmi.
PS: se poi farete anche un click su una delle pubblicità a fianco per voi sarà un secondo e per me un piccolo aiuto.
Ciao a tutti! Recentemente ho pubblicato un video sul mio canale YouTube in cui mi sono cimentato con una sfida affascinante: riportare in vita una vecchia scheda elettronica degli anni ’80-’90, trovata per caso durante una pulizia in garage. La particolarità? Questa scheda era stata alluvionata e piena di sabbia! In questo articolo vi racconto l’intero processo e vi invito a guardare il video per scoprire ogni dettaglio.
La scheda, prodotta negli anni ’80 o ’90, proveniva da un laboratorio a Torino, in via Bazzi 4. Anche se il suo utilizzo originale non era chiaro, presentava un display a otto segmenti e un tastierino. Nonostante le sue condizioni, la struttura era ben conservata, con componenti su zoccoli rimovibili, il che ha facilitato il lavoro di restauro.
Ho iniziato smontando tutti i componenti rimovibili per lavarli accuratamente. La sabbia era ovunque, incastrata persino nei residui di saldatura. Dopo una pulizia con acqua e un successivo lavaggio con alcol (utile per eliminare l’umidità), ho lasciato asciugare tutto per una settimana, assicurandomi che non rimanesse traccia di acqua all’interno.
Perché Guardare il Video?
Scoprirete come affrontare il recupero di circuiti danneggiati.
Vedrete in azione una scheda vintage e i suoi componenti originali.
Avrete l’opportunità di partecipare a una discussione sulla possibile funzione del circuito.
Ciao a tutti gli appassionati di elettronica e tecnologia vintage! 🌟 Oggi vi porto con me in un viaggio indietro nel tempo, tra circuiti, componenti analogici e un pizzico di nostalgia. Sul mio canale YouTube ho appena pubblicato un video che racconta una storia di ingegno, pazienza e passione: la riparazione di un banco da laboratorio Rad Tronic degli anni '80-'90.
Perché Questo Video è Speciale?
Questo video è dedicato a chi, come me, ama:
Ridare vita a dispositivi vintage.
Esplorare la logica dietro i circuiti elettronici.
Condividere la passione per l'elettronica con la community.
Inoltre, ho coinvolto i miei alunni in questa avventura. L'idea era di dimostrare che con pazienza e metodo si può risolvere quasi ogni problema tecnico.
Il prezzo accessibile (circa 50 euro) e la disponibilità su Amazon da venditori italiani ed esteri sono subito sottolineati, fornendo a tutti l'opportunità di possedere questo strumento. L'articolo viene liberato dalla custodia e le prime impressioni positive emergono dall'ampio display luminoso e dai controlli intuitivi.
Uno dei punti salienti menzionati nel video è la presenza di un sensore NCV (Non-Contact Voltage) che permette la rilevazione della tensione senza contatto. Il tester può identificare fonti di tensione circostanti senza dover toccare il circuito direttamente, garantendo una maggiore sicurezza nell'utilizzo. Questa caratteristica offre grande praticità per la verifica della presenza di tensione in punti specifici.
Il video prosegue mostrando come utilizzare il tester per misurare resistenze, diodi e capacità. L'autore dimostra l'efficacia del dispositivo nella misurazione delle resistenze, con precisione e rapidità. La modalità manuale viene preferita per alcune misure, ma in generale, il tester è stato valutato positivamente per la sua facilità d'uso e la gamma di funzionalità.
L'Esperienza Pratica: Verifica di Componenti Elettronici Durante il video, vengono eseguite diverse misurazioni di componenti elettronici, come resistenze, diodi e condensatori. La precisione delle misure è stata valutata positivamente, anche se alcune misurazioni richiedono l'intervento manuale per ottenere risultati più accurati. Nonostante ciò, il tester si dimostra un valido strumento per verificare l'integrità dei componenti elettronici.
Alla fine del video, l'autore condivide le sue considerazioni finali sull'utilizzo del tester digitale a basso costo. Nonostante sia di produzione cinese, l'autore evidenzia la sua convenienza e le potenzialità interessanti per gli hobbisti e gli appassionati di elettronica. La facilità d'uso e la versatilità del dispositivo lo rendono adatto anche per coloro che sono alle prime armi con i tester digitali.
Il video e l'articolo ci hanno fornito un'interessante panoramica di un tester digitale multifunzione a basso costo. L'autore ha dimostrato l'efficacia di diverse funzionalità, sottolineando i punti di forza e fornendo consigli su come ottenere risultati migliori. Sebbene sia un prodotto di produzione cinese, il tester è stato valutato positivamente per le sue prestazioni e il suo prezzo conveniente. Per chiunque cerchi uno strumento pratico ed economico per eseguire semplici misurazioni elettroniche, questo tester digitale potrebbe essere una scelta interessante.
Ciao ragazzi! Oggi voglio mostrarvi la differenza tra due tipi di batterie apparentemente simili: le batterie alcaline e le batterie al zinco-carbone. Entrambe hanno una lunga durata, ma c'è una piccola differenza che potrebbe fare la differenza.
Le pile alcaline sono quelle che conosciamo tutti, solitamente usate da almeno trent'anni. Le pile zinco-carbone, invece, erano praticamente scomparse dal mercato, ma ultimamente sono tornate a circolare a causa di un prezzo inferiore e di una produzione più semplice. Entrambe le batterie hanno una tensione di 1,5 volt.
Ma qual è la differenza principale? Le pile alcaline mantengono una scarica più lineare nel tempo e praticamente non si auto-scaricano, il che significa che possono essere conservate per lungo tempo senza subire significative perdite di carica. Le pile al zinco-carbone, d'altra parte, hanno una discesa più rapida nella scarica, il che significa che potreste doverle sostituire prima. Inoltre, un altro svantaggio delle pile al zinco-carbone è che potreste acquistarle nuove, ma potrebbero già essere scariche.
Nel video, vi mostro anche come sono fatte all'interno. Le batterie alcaline hanno un catodo separato dal resto della batteria, mentre le batterie al zinco-carbone hanno una divisione tra il polo positivo e il contenitore in zinco. Potrete vedere i materiali utilizzati e come funzionano.
Se il video vi è piaciuto, vi invito a iscrivervi al canale e lasciare un like.
Non perdete le foto che ho inserito per capire meglio la struttura interna delle batterie.
In questo video vediamo come ho riparato un pacco batterie di uno sfrondatore del marchio florabest, non più commercializzato in Italia.
Oggi lidl si appoggia a parkside e quindi non si riesce più a trovare una batteria sostitutiva senza spendere un capitale facendosela arrivare dalla germania.
Visto che non mi piace gettare la spugna davanti alle difficoltà e ancora meno buttare nella spazzatura macchinari che funzionano benissimo ho deciso di investire qualche euro in delle celle sfuse modello 18650 per provare a sostituire la cella rotta.
Sotto trovate qualche link ai prodotti che ho usato.
Questa volta condivido con voi un esperimento di qualche tempo fa.
Ho provato a recuperare l'oro da vecchi microcip che negli anni ho accumulato prima di portare in discarica il resto. Estrarre l'oro da oggetti elettronici di qualsiasi tipo, che sarebbero destinati alla spazzatura, richiede circa gli stessi passaggi, quindi potete seguire la parte al fondo in cui ho riassunto quali sono gli step.
Meglio sarebbe dividere i pezzi per tipologie ma, non facendolo per lavoro, arrivare ad avere quantità della stessa CPU, dello stesso CIP o dello stesso integrato da cui estrarre il metallo prezioso non è cosa banale.
Fondamentalmente estrarre l'oro da circuiti elettronici richiede questi passaggi:
Raccolta dei cip ed eliminazione delle parti inutili come piedini e saldature.
Eliminazione della plastica o involucri contenitivi tramite incenerimento o acido solforico (H2SO4).
Polverizzazione.
Eliminazione di eventuali saldature rimaste tramite bagno in acido cloridrico (HCl).
Lavare più volte per eliminare le ceneri leggere.
Sciogliere i metalli di base in acido nitrico (HNO3) diluito al 50%.
Filtrare e lavare.
Sciogliere l'oro in acqua regia (3 parti di HNO3 e 1 di HCl).
Filtrare.
Eliminare l'eccesso di acido nitrico con urea.
Precipitare l'oro con metabisolfito di sodio (SMB).
Filtrare e raccogliere l'oro.
Lavare l'oro almeno 3 volte in acido cloridrico e 3 volte in acqua.
Sistemando il garage ho ritrovato un ozonizzatore che mi ero costruito quando avevo 16 - 17 anni durante gli anni dell'ITIS.
All'epoca ero abbastanza ingenuo, non sapevo come il calore si trasferisse da un oggetto all'altro e non misi la pasta termica tra il transistor di potenza e il dissipatore.
Dopo un primo utilizzo smise di funzionare e, non sapendo dove trovare un ricambio per il kit di montaggio, lo accantonai in una scatola.
Ora vivo ancora nella stessa città di provincia dell'epoca, non ci sono fornitori di elettronica ma c'è internet e comprare qualsiasi cosa ci passa per la testa è diventato la routine, così ho deciso di rimettere in funzione questo vecchio dispositivo che si prometteva di purificare l'aria di un'auto.
Col covid e tutto il resto è diventato di moda sentir parlare di ozono e gas che purificano l'aria.
Ricordatevi che l'ozono è una molecola molto aggressiva, tende ad ossidare velocemente quasi ogni oggetto quindi non è bene respirarlo.
Se ve ne costruirete uno ricordatevi di cambiare l'aria dopo aver sanificato l'ambiente.
Qualche tempo fa, sistemando casa dei miei, mi è ricapitato tra le mani questo residuato degli anni 80.
Per chi non lo conoscesse si tratta del COMPUTER ZX Spectrum prodotto dalla Sinclair.
Si avete capito bene, quello era un computer.
I miei lo comprarono, assieme alla classica enciclopedia quando avevo 2 o 3 anni e si preparavano a farmi studiare.
Per me rimase sempre un mito, mio padre operaio, mia madre impiegata non me lo fecero praticamente mai usare, così rimase quasi intoccato fino ai giorni nostri. Lo tirai fuori poche volte dalla scatola, ma non avendo idea di cosa fosse la programmazione non siamo mai riusciti a farci nulla.
Era il concorrente economico del più noto Commodore 64, ma a livello di funzionamento era molto simile.
Da Wikipedia:
Lo ZX Spectrum era un computer prodotto dal 1982 fino al 1986 dalla Sinclair Research Ltd, e dal 1986 al 1992 dalla Amstrad. In Europa fu il principale antagonista del Commodore 64 e conquistò un discreto settore di mercato grazie ad un prezzo di listino più economico; infatti le piccole dimensioni, la velocità di calcolo e il prezzo relativamente basso lo resero popolare negli anni ottanta in vari Stati del mondo.
Lo Zx Spectrum esisteva in due versioni, una con una memoria RAM da 48 KB e uno con 16 KB, tutte erano equipaggiate con il famoso microprocessore Z80. Credo lo conoscano tutti quelli della mia generazione che hanno fatto studi tecnico scientifici, io l'ho abbastanza odiato, era il classico processore da laboratorio che si programmava in Assembler, un po' l'antenato dell'attuale Arduino.
Lo ZX Spectrum era il cuore di un sistema in cui la memoria di massa era composta da un mangiacassette e il monitor poteva essere un qualsiasi televisore. Il PC infatti era dotato di un'unità per inviare un segnale video a colori sul canale UHF 36, aveva inoltre un piccolo buzzer che poteva essere programmato per emettere tutta una serie di suoni. L'alimentatore variava da una nazione all'altra in base alla tensione di rete.
Nella scatola era poi presente un manuale con le nozioni base del linguaggio di programmazione Basic. Era dotato di 16 kB di ROM contenenti il linguaggio BASIC, di 16 kB di RAM, espandibili a 48 kB, e di una caratteristica tastiera con 40 tasti multifunzione.
La dotazione hardware di serie era:
processore Zilog Z80A a 3,5 MHz;
16 kB ROM contenente il sistema operativo e l'interprete BASIC;
16 kB RAM (espandibili a 48 kB) per la versione Spectrum 16 kB o 48 kB RAM nella versione Spectrum 48 kB due porte per connettore jack da 3,5 mm;
una uscita RF out;
una porta di espansione per il collegamento di periferiche di espansione.
Le porte jack consentivano l'utilizzo come memoria di massa per un registratore a cassette, collegabile alla macchina mediante un connettore jack, non era tuttavia previsto supporto per un monitor proprietario ma la porta di espansione consentiva il collegamento alle periferiche, come ad esempio delle porte joystick di cui l'home computer era sprovvisto.
Lo ZX Spectrum opera costantemente in modalità grafica, e la sua memoria video può essere indirizzata direttamente. La mappa dello schermo prevede 256x192 pixel, e il font di caratteri, di dimensioni 8x8 pixel, permette la visualizzazione di 24 righe da 32 caratteri. Con l'utilizzo di caratteri più compatti i programmatori arrivarono comunque a ottenere fino a 85 caratteri per riga, sebbene raramente si superasse il limite delle 64 colonne.
I colori base sono: nero, verde, blu, rosso, magenta (porpora), cyan (ciano o azzurro), giallo e bianco. Tutti gli otto colori possono essere presenti sullo schermo contemporaneamente con eventuali zone lampeggianti e altre fisse e dei caratteri con l'extra bright: tramite quest'ultimo accorgimento si ottengono in tutto 15 colori, ma non è possibile usare un colore bright e uno standard nel medesimo quadretto di 8 x 8 pixel.
Sullo ZX Spectrum c'erano 86 parole riservate al Sinclair BASIC: queste includevano comandi (ce n'erano 50), funzioni (31) ed altre parole chiave (5), inserite attraverso uno specifico sistema delle macchine Sinclair. I comandi più comuni richiedevano la pressione di un singolo tasto. I programmi erano infatti forniti quasi esclusivamente sotto forma di listato cartaceo da copiare a mano oppure registrati su musicassette e in questo caso potevano essere trasferiti utilizzando un lettore di musicassette, purché dotato di prese per microfono e cuffie.
Questa caratteristica costituiva contemporaneamente il più grande limite del sistema e il miglior incentivo economico: infatti il computer poteva essere utilizzato anche senza il corredo di costose periferiche, ma la velocità di trasferimento proposta in un massimo di circa 1500 baud, si traduceva in tempi di attesa che, nel caso di programmi particolarmente lunghi, raggiungevano i 5 minuti.