Storie e Foto blog personale di Claudio Galli.
In questo blog si parlerà principalmente di storia locale del cuneese dal racconto di semplici storie al restauro di piccoli oggetti e collezionismo, passando per la fotografia.
Spero di fare cosa gradita condividendo quel poco che so o che ogni tanto cerco di inventarmi.
PS: se poi farete anche un click su una delle pubblicità a fianco per voi sarà un secondo e per me un piccolo aiuto.
Nel nostro nuovo video, andiamo a pulire alcuni oggetti che avete già visto nei nostri passati UnBoxing sulla pagina TikTok e Instagram.
Ma veniamo al punto: utilizzeremo il nostro solito metodo di pulizia con acetone e cotton fioc, in modo da eliminare lo sporco senza danneggiare gli strati d'ossido naturali degli oggetti antichi. Tuttavia, dovremo fare attenzione a non toccare la vernice che copre uno dei nostri oggetti. Tra i pezzi che puliremo, ci sono due bottoni dell'Ottocento appartenenti alla guardia imperiale napoleonica, una medaglia della Carica del Bricchetto, un distintivo della scuola media, un pezzo legato al Fronte Alpino Occidentale e due distintivi Alpini.
Finalmente anche io ho messo un cappello alpino della seconda guerra mondiale in collezione.
Ecco qui il video dell'unboxing e del restauro conservativo che ho cercato di fare.
Si tratta di un cappello da truppa trasformato per i gradi superiori appartenuto ad un reduce del primo reggimento alpini.
Probabilmente appartenuto al battaglione Ceva, data la prensenza della nappina bianca, e nello specifico alla 5° compagnia.
La medaglia che lo testimonia ad oggi non si è mai vista, o almeno per me è stato così e sui vari gruppi di appassionati alla faleristica non si sa molto della sua esistenza.
Su di essa al fronte si può leggere "5° compagnia alpina" con l'immagine di quattro militari in marcia, sullo sfondo un monte stilizzato, al retro il motto "Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia" con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 dell'argento ed in alto due sci incrociati con una picozza.
Il cappello è stato trovato in una casa di Roma da una ditta di pulizie incaricata di svuotarla.
Il propietario, da cosa son riuscito a sapere, era un qualche funzionario del WWF o di qualche associazione dedita alla salvaguardia dell'ambiente che si trasferì in Africa senza mai fare ritorno.
Probabilmente fu uno dei pochi a tornare dalla campagna di Russia considerando le tristi sorti di tutti i battaglioni appartenuti alla Cuneense.
I suoi averi rimasero quindi chiusi in quella casa fino ad oggi, compreso il suo cappello da reduce.
E' stato un evento più unico che raro trovare un cimelio della seconda guerra mondiale intoccato e di prima mano.
A livello di pulizia vi spiego brevemente le fasi a cui ho sottoposto il cappello per stabilizzarlo e lasciarlo il più possibile intoccato.
Per prima cosa ha passato una settimana in freezer per bloccare le tarme adulte, poi è stato un'altra settimana in una borsa ermetica con antitarme e insetticida per fermare eventuali uova.
A quel punto dopo una bella asciugata l'ho spolverato con un pennello e con l'aria compressa soffiata dall'interno.
Infine ho pulito la medaglietta con acetone prestando attenzione a non rovinare il cappello.
Sistemato con spilli la fascia che è la parte più rovinata.
Ero indeciso sul provare a risistemare la penna, ma alla fine ho deciso di lasciarla come è stata trovata.
e sono nuovamente a raccontarvi la storia di un'altra alluvione.
Questa volta metto anche un breve filmato per chi non avesse voglia di leggere. Lo trovate sulla pagina ufficiale di Storie e Foto.
Come avrete sicuramente sentito da TG nazionali nella giornata del 2 Ottobre 2020 la tempesta Alex ha scaricato sul sud della Francia, in particolar modo sulla Val Roja, e sul basso Piemonte una quantità d'acqua che ha battuto tutti i record storici misurati.
La cosa incredibile di quest'evento è stata la velocità dell'evento. Guardando i dati delle stazioni di misurazione sul Tanaro il fiume è uscito dai livelli di guardia, ha raggiunto un massimo mai toccato ed è tornato nei livelli di sicurezza nel giro di 9 ore.
L'alluvione del 1994, che aveva causato danni simili, era stata provocata da 3 giorni di piogge incessanti su tutto il bacino della Val Tanaro ed oltre.
Come potete vedere dal grafico in questo caso l'evento è stato una vera e propria bomba d'acqua concentrata sull'alta Val Tanaro e sulle adiacenti Val Roja, Val Corsaglia e Casotto e Val Vermenagna. Altrove la gente non si è quasi accorta di cosa era accaduto.
Io stesso avevo letto l'allerta lanciata da un amico geologo che diceva come i valori pluviometrici fossero saliti in maniera improvvisa a 350 mm di pioggia (diventeranno quasi 600 mm in 24 ore) ma, dopo aver guardato la stazione meteo di Ceva, sono andato a dormire tranquillo vedendo il Tanaro agitato ma non pericoloso.
Al mattino mi sveglio e un collega cebano mi chiama avvisandomi del disastro.
Mi son recato subito a Ceva, c'era il sole ed in effetti fino a qualche km prima del centro abitato sembrava una normale giornata di autunno con le rondini pronte a partire e gli sciami di formiche nei prati.
Arrivato nei laboratori della nostra scuola e nella sede amministrativa il disastro era immane. Ovunque fango e distruzione.
Vi lascio alle immagini che valgono più di mille parole.
Icredibilmente non ci sono stati morti quindi qualcosa di buono negli anni è stato fatto.
Ora è il momento della ripartenza, ma credo sia ora di iniziare a ragionare in modo diverso.
E' inutile continuare a spendere soldi pubblici in paliativi che non risolvono il problema. Purtroppo aggiustare il distrutto non farà altro che far spendere più soldi in futuro. Se lo si farà andranno anche previste strutture che permettano di non avere danni enormi che l'economia moderna non può più sostenere.
Sento troppa gente dire che, una volta si pulivano i fiumi e che bisognerebbe lasciar dragare o altre cose di questo genere.
Prima di tutto dobbiamo fare una distintinzione tra fiumi e torrenti.
In pianura, dove la pendenza dell'alveo e la velocità dell'acqua diminuiscono, devono avere degli spazi in cui espandersi in caso di piena improvvisa (e le piene saranno sempre più forti ed improvvise con questi regimi di precipitazione). Queste casse d'espansione portano via terreno utile e spazi ai privati. Ma nella parte alta dei bacini (vedi Limone, Tenda, Ormea, ecc.) i corsi d'acqua non possono avere casse di espansione per evidenti motivi orografici e quindi dovrebbero essere regimati. Una volta venivano costruite le briglie come vedete nella foto sottostante postata su Facebook da Paolo Salsotto del Corpo Forestale dello Stato.
Queste opere però vanno mantenute e gestite costantemente, non si può pensare di abbandonarle a loro stesse. In questo caso ecco che diventa sensata la frase "una volta pulivano i fiumi ecc ecc...".
Se invece la cosa vuole essere andiamo tutti a prendere della legna e della sabbia nel fiume le cose non tornano.
Se da un lato è vero che togliere i detriti dai fiumi e abbassarne il livello in prossimità dei ponti può dare un aiuto sulle piccole piene di stagione, dall'altro ci dobbiamo mettere in testa che quando il fiume esonda occupa spazi enormi e in quel momento porta via boschi interi che non si può abbattere. Togliere le piante dagli argini non fa altro che indebolirli creando ancora più problemi durante le piene stagionali, in montagna invece, togliere sabbia o terra dall'alveo ne aumenta l'inclinazione, e sappiamo tutti che i torrenti vanno frenati non accellerati.
In conclusione credo sia ora di ridare ai fiumi i loro spazi e che certe zone antropizzate andrebbero spostate.
Facile a dirsi ma difficile a farsi se non quasi impossibile.
Quest'immagine del prima e dopo su due tratti della Roja lo fa capire benissimo.
In questi giorni mi è tornato in mente che avevo iniziato un lavoro sul bombardamento del ponte ferroviario tra Lesegno e Ceva. Purtroppo l'articolo era finito nel dimenticatoio, ma oggi l'ho ritrovato e concluso. Durante le ricerche sul bombardamento del ponte di Lesegno di cui vi avevo parlato in questo post: http://storieefoto.blogspot.it/2015/07/bombardamento-sul-ponte-stradale-di.html
mi ero imbattuto in questo sito che raccoglieva altre missioni di bombardamento su obiettivi Italiani, spulciando, trovai questo articolo che parlava di un altra missione sempre in zona Cebana. http://57thbombwing.com/340th_History/487th_History/missions/071144_Ceva.htm In questo caso l'obiettivo era il ponte della ferrovia a sud di Ceva a metà strada con Lesegno. Il bombardamento avvenne l'11 luglio del 1944, forse il vecchietto che mi raccontò i suoi ricordi e mi fece partire con le ricerche si confondeva tra i due ponti? Come si può leggere, 11 B-25 americani appartenenti al 487° squadrone del 340° gruppo bombardieri di stanza in Corsica bombardarono il ponte che rimase in piedi. Vennero sganciate 36 bombe da 1000 libbre, 4 rimasero a bordo a causa di un guasto. Durante la missione osservarono tra 75 e 100 vagoni vicino ad Albenga, 2 piccoli vascelli vicino all'isola Gallinara, 3 piccole barche al porto di Pietra Ligure, 50 vagoni a Loano. Al campo di volo di Bagnasco segnalarono un aereo che poteva essere finto. Durante la missione vennero scattate delle foto su Albenga. Un aereo del gruppo tornò indietro prima degli altri per un problema ad un motore. Sia l'andata che il ritorno alla base furono tranquilli senza nessun fuoco di sbarramento o caccia italo-tedesco avvistato.
Questa la stessa zona oggi.
Ho anche provato a vedere se con le immagini LIDAR si vedono ancora i crateri causati dalle esplosioni ma a occhio direi che non si vede più nulla.
Quante volte mi sono addormentato con le note di questa canzone nelle braccia di mia madre, dal suono così malinconico, inventata dagli alpini di vedetta durante la prima guerra mondiale.
Stanotte invece non dormivo...sentivo la pioggia battente sul tetto e pensavo che circa 22 anni fa, a novembre del 1994 stava succedendo la stessa cosa.
All'epoca avevo poco più di 10 anni e quel pomeriggio io ed un mio amico che oggi non c'è più stavamo giocando coi trasformer.
Chiamò sua mamma tutta preoccupata dicendo di andare a casa in fretta perchè stava scendendo il diluvio universale e anche solo attraversare la strada era diventato impossibile.
Noi eravamo bambini e anche un'alluvione ci pareva una cosa interessante, da guardare, da andare a curiosare, per un certo verso bella.
Nei giorni a seguire abbiamo girovagato un po' ovunque, con la nostra bicicletta, lungo il corso del Corsaglia, del Casotto, dell'Ellero e del Tanaro a vedere i disastri che aveva combinato.
Incredibile vedere cosa fosse stata in grado di fare l'acqua, visto con gli occhi di un bambino tutto sembrava ancora più enorme e impossibile. Oggi sta risuccedendo la stessa cosa. Speriamo non faccia i danni del '94 e che l'emergenza rientri in fretta. Potete tenere sott'occhio la situazione del Tanaro a Ceva su questa Webcam del CFP Cebano Monregalese.
Qualche giorno fa al bar, parlando con un vecchietto, esce il discorso sulla presenza di contraerea tedesca nei dintorni di Lesegno. Lesegno è un paese della bassa provincia di cuneo a metà strada tra Ceva e Mondovì. Entrando nel discorso il simpatico vecchietto, mi racconta come, durante la seconda guerra mondiale, il ponte della ferrovia, tuttora esistente, fosse ritenuto di interesse strategico e quindi protetto da eventuali attacchi aerei. Si ricorda addirittura di un giorno dove il ponte subì un attacco e venne distrutto. Cercando su internet ho trovato questo sito dove sono raccolte tutte le missioni del 320° gruppo bombardieri che all'epoca fece tutta una serie di missioni di bombardamento sull'Italia. Avevano come base di partenza la Sardegna. http://320thbg.org/1944_missions.html Il 3 Agosto 1944 infatti, compare proprio una missione di bombardamento sul ponte di Lesegno, la numero 292. Unica incongruenza col racconto il fatto che gli alleati bombardarono il ponte sulla statale e non quello ferroviario. Probabilmente la ferrovia all'epoca era già stata interrotta da altre parti più facili da colpire. Ecco due foto dell'epoca tratte dal sito.
La stessa zona oggi tratta da google.
Il 320° gruppo bombardieri aveva base nel periodo in oggetto a Decimomannu in Sardegna, prima era stato in Algeria e dopo si trasferì in Corsica.
Impiegava bombardieri B-26.
Per chi volesse approfondirne la storia la trovate qui
Si legge che vi parteciparono 22 B-26 del 442° e 443° squadrone che scaricarono 41 bombe da 1000 libbre e tutte andarono a segno in un raggio di 400 metri. Interessante notare dal diario della missione come partirono in 23, uno era di scorta e tornò prima. Partirono alle 16.05 dalla Sardegna e arrivarono sul bersaglio alle 18.49. 21 dei B-26 ritornarono alla base alle 20.32 mentre uno tornò solo alle 21.44 dopo aver dovuto fare una sosta in Corsica per rifornirsi.
Erano accompagnati da uno Spitfire di scorta che ritornò alla base poco prima del bombardamento perché a corto di carburante. Durante il viaggio videro un qualcosa di non identificato che fece un cerchio a circa 1000 (piedi o metri di quota?) nelle vicinanze di Albenga.
Vicino a Mondovì videro un un aereo fantoccio (dummy) e un aereo color argento all'aeroporto di Villanova di Albenga.
Vicino a Villanova D'Albenga videro i segni di tremende esplosioni e fiamme.
Videro 15 vagoni (RR cars che dovrebbe stare per Rail Roads Cars) vicino a Villanova credo sempre di Albenga, 2 vagoni e una locomotiva a Bagnasco, 40 vagoni a Albenga, un treno di 75 vagoni a Ceva, un altro vicino a Spigno e 10 vagoni e una locomotiva a Cairo Montenotte. Riportarono anche che il ponte fuori Alba aveva 5 campate. Non incontrarono ne Flack contraerea ne resistenza.
Interessante anche che la missione non fu solo un bombardamento, ma anche un'osservazione, lo si deduce per il fatto che la distruzione del ponte fu l'ultima cosa che fecero prima di tornare.
La loro rotta infatti fu: Sardegna, redevouz sulla Corsica, Albenga, Lesegno, Cherasco, Nizza Monferrato, Acqui, Cairo Montenotte, bombe su Lesegno, ritorno alla base passando a sinistra di Albenga.
Esistono anche questi due file trascritti più leggibili.
Questo è il diario del 442 squadrone del 420 gruppo bombardieri del mese di Agosto, al giorno 3 si può leggere qualche dettaglio della missione in oggetto.
Questo è sempre un diario dello stesso squadrone ma del mese di settembre, viene citato Lesegno perché in detto mese il Capt Arthur L. Pincomb, un partecipante di questa missione, ricevette la DFC (Distinguished Flying Cross).
Sempre da queste pagine si possono trovare moltissime foto relative agli aerei del 320 gruppo che parteciparono a questa missione. Se avete voglia di spulciarle e incrociare i numeri di coda col diario della missione le trovate qui. http://320thbg.org/photoaircraft.html http://320thbg.org/photonoseart.html Ve ne posto alcune per comodità, cliccate per ingrandirle. Le patch dei due squadroni che parteciparono alla missione
442°
443°
B-26 Marauder n. 06 e 07 al confine con le coste italiane
B-26 Marauder 25 che partecipò al bombardamento di Lesegno, questo aereo fece in tutto 135 missioni all'ultima ebbe un incidente, un motore si incendiò e in un atterraggio di emergenza si ferirono il pilota e il copilota tutti gli altri rimasero illesi.
B-26 Marauder 69 che partecipò al bombardamento di Lesegno
Bombardamento in corso visto dal mitragliere di punta
Equipaggi prima di una missione B-26 Marauder
Bombardamento in corso visto dalla cabina di pilotaggio
Decollo dalla base sarda di un B-26
B-26 Marauder n. 78 attacca un deposito di munizioni sull'Italia
Ritorno al tramonto in Sardegna di una squadriglia di B-26 dopo una missione in Italia, chissà quante volte l'hanno fatto...
B-26 Marauder sulla pianura padana in bombardamento
Un P-47 con serbatoio supplementare di scorta ad una squadriglia di B-26 verso l'italia, probabilmente una scena molto simile a quella che si svolse durante il viaggio di andata verso il bombardamento su Lesegno
Personale di terra della base sarda di Decimo guarda una formazione di B-26 in viaggio verso l'Italia.
B-26 sopra l'Italia
Le foto sottostanti riguardano invece il bombardamento del 30 Luglio 1944 sul ponte ferroviario di Cherasco sempre effettuato dallo stesso gruppo.