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giovedì 13 novembre 2025

Pulizia e Storia di Distintivi Alpini e Medaglie Militari d’Epoca

Ciao a tutti! 👋

Nel nuovo video vi porto con me in un episodio dedicato alla pulizia e conservazione di distintivi e medaglie militari prima di inserirli in collezione.

Tra mercatini e scambi tra collezionisti, ogni pezzo racconta una storia unica e merita di essere valorizzato nel modo giusto.

Inizio mostrando una spilletta da cappello alpino anni ’30-’40, con un raro scarpone con stella alpina e una piccola madonnina inserita nel laccio. L’ho pulita con il metodo dell’elettrolisi fredda, di cui trovate un video dedicato sul canale.

Poi passo ad altri pezzi interessanti:

Il distintivo della Scuola Centrale Militare di Alpinismo, epoca bellica, con doppio marchio sul retro.

Il distintivo della Val Arroscia, più raro e ricercato, appartenente al Primo Reggimento Alpini.

Il battaglione Piemonte, nato dopo l’8 settembre 1943 con materiali più poveri ma di grande valore storico.

Il distintivo delle Piccole Italiane, tipico delle corporazioni dell’epoca fascista.

E infine una medaglia scolastica di Vittorio Emanuele II, dedicata ai benemeriti della cultura nazionale all’estero: un pezzo davvero curioso e poco comune!

Nel video vi mostro passo passo come pulisco questi oggetti, come riconoscere i marchi e come evitare errori che potrebbero rovinarli.

Un’occasione perfetta per chi ama la storia militare, il collezionismo d’epoca e il restauro di oggetti storici.

🎥 Guarda il video completo su YouTube per scoprire i pezzi da vicino, le tecniche di pulizia e i dettagli che fanno la differenza.



sabato 2 novembre 2024

A caccia di tesori ai mercatini di Cherasco, Mondovi' e Cuneo

Siamo tornati con due nuovi video alla ricerca di piccoli e grandi tesori nascosti nei mercatini! In queste avventure siamo stati a Cherasco e Mondovì, e poi abbiamo fatto un salto anche a Cuneo. Tra pezzi di storia, curiosità vintage e accessori insoliti, abbiamo trovato oggetti davvero unici!

Nel primo video, esploriamo Cherasco, dove abbiamo scovato memorabilia affascinanti: un coltello piemontese d’epoca da restaurare, distintivi militari e un accendino vintage ancora funzionante. Non mancano gli oggetti curiosi, come un piccolo lumino che sembra provenire da un’altra epoca.

Il secondo video ci porta invece a Cuneo, dove il tempo non era dei migliori ma il nostro entusiasmo sì! Tra un caffè e una chiacchiera, ci siamo imbattuti in alcuni pezzi incredibili: un distintivo francese legato alla storia locale, un fischietto della Marina Militare, e persino un crocifisso d’epoca.

Non perdetevi questi video e immergetevi con noi nell’atmosfera dei mercatini! Scoprite con noi il fascino e la storia dietro ogni ritrovamento. E se siete appassionati di collezionismo o semplicemente curiosi, lasciate un like e condividete il nostro viaggio alla scoperta dei tesori nascosti!







giovedì 1 giugno 2023

Sulle tracce della storia, villaggio abbandonato di Servagno. Valle Stura.

Esplorazione dei ruderi storici e delle testimonianze di guerra nella suggestiva Valle Stura. Un'avventura emozionante alla scoperta degli antichi abitati di Servagno e della pittoresca Borgata Serra, situati quasi al confine con la Francia. Godetevi il meraviglioso tempo e venite con me mentre vi mostro tutto ciò che ho scoperto lungo il percorso.



Per chi volesse approfondire gli avvenimenti relativi alla campagna di Francia, quando provammo ad invadere i cugini d'oltralpe ed entrammo ufficialmente nella seconda guerra mondiale lascio qualche lettura.


La Tridentina in Piemonte

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Con l'11° Alpini sul Fronte Alpino Occidentale

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La Battaglia delle Alpi: 10-25 giugno 1940. La divisione Superga e gli alpini nell'alta valle di Susa

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giovedì 22 settembre 2022

Restauro collari in pelle o cuoio

In questo episodio vediamo come restaurare due antichi collari per animali domestici in pelle.

Li ho trovati in un cassetto della casa di montagna e ho pensato di provare a trattarli per pulirli e conservarli.

La prima cosa da fare è sempre ridare elasticità al cuoio, immergendo la pelle in acqua.

Questo ci consente anche di pulire e disinfettare il cuoio.

In seguito dobbiamo evitare che il cuoio torni a seccarsi quindi dobbiamo oliarlo e infine ingrassarlo.



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martedì 13 settembre 2022

Pulizia medaglie e distintivi della seconda guerra mondiale

Come vi ho già fatto vedere nel video 5 pulisco sempre medaglie e distintivi con acetone. Credo che sia l'unico modo, accettato anche dai collezionisti di monete, per pulire le medaglie e i distintivi senza intaccarne la patina e rimuovere completamente lo sporco. Ho registrato un breve clip mentre lavoravo ad alcuni nuovi arrivi in collezione. Per gli unboxing seguitemi sui canali social.




domenica 21 agosto 2022

Come restaurare un cappello alpino della seconda guerra mondiale

Finalmente anche io ho messo un cappello alpino della seconda guerra mondiale in collezione.
Ecco qui il video dell'unboxing e del restauro conservativo che ho cercato di fare.


Si tratta di un cappello da truppa trasformato per i gradi superiori appartenuto ad un reduce del primo reggimento alpini.
Probabilmente appartenuto al battaglione Ceva, data la prensenza della nappina bianca, e nello specifico alla 5° compagnia.
La medaglia che lo testimonia ad oggi non si è mai vista, o almeno per me è stato così e sui vari gruppi di appassionati alla faleristica non si sa molto della sua esistenza.
Su di essa al fronte si può leggere "5° compagnia alpina" con l'immagine di quattro militari in marcia, sullo sfondo un monte stilizzato, al retro il motto "Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia" con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 dell'argento ed in alto due sci incrociati con una picozza.

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

Il cappello è stato trovato in una casa di Roma da una ditta di pulizie incaricata di svuotarla.
Il propietario, da cosa son riuscito a sapere, era un qualche funzionario del WWF o di qualche associazione dedita alla salvaguardia dell'ambiente che si trasferì in Africa senza mai fare ritorno.
Probabilmente fu uno dei pochi a tornare dalla campagna di Russia considerando le tristi sorti di tutti i battaglioni appartenuti alla Cuneense.
I suoi averi rimasero quindi chiusi in quella casa fino ad oggi, compreso il suo cappello da reduce.
E' stato un evento più unico che raro trovare un cimelio della seconda guerra mondiale intoccato e di prima mano.

A livello di pulizia vi spiego brevemente le fasi a cui ho sottoposto il cappello per stabilizzarlo e lasciarlo il più possibile intoccato.
Per prima cosa ha passato una settimana in freezer per bloccare le tarme adulte, poi è stato un'altra settimana in una borsa ermetica con antitarme e insetticida per fermare eventuali uova.
A quel punto dopo una bella asciugata l'ho spolverato con un pennello e con l'aria compressa soffiata dall'interno.

Infine ho pulito la medaglietta con acetone prestando attenzione a non rovinare il cappello.

Sistemato con spilli la fascia che è la parte più rovinata.

Ero indeciso sul provare a risistemare la penna, ma alla fine ho deciso di lasciarla come è stata trovata.

cappello alpino primo reggimento battaglione ceva 5 compagnia campagna di russia nappina bianca csir armir

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza

5° compagnia alpina con l'immagine di quattro militari in marcia sullo sfondo un monte stilizzato al retro il motto Di lotte e di ardimenti non mai l'anima è sazia con un contorno di stelle alpine chiuse da un fascio in basso e il punzone 800 argento ed in alto due sci incrociati con una picozza



giovedì 11 luglio 2019

11 Luglio 1944 - Bombardamento sul ponte ferroviario di Ceva

In questi giorni mi è tornato in mente che avevo iniziato un lavoro sul bombardamento del ponte ferroviario tra Lesegno e Ceva.
Purtroppo l'articolo era finito nel dimenticatoio, ma oggi l'ho ritrovato e concluso.

Durante le ricerche sul bombardamento del ponte di Lesegno di cui vi avevo parlato in questo post:

http://storieefoto.blogspot.it/2015/07/bombardamento-sul-ponte-stradale-di.html

mi ero imbattuto in questo sito che raccoglieva altre missioni di bombardamento su obiettivi Italiani, spulciando, trovai questo articolo che parlava di un altra missione sempre in zona Cebana.

http://57thbombwing.com/340th_History/487th_History/missions/071144_Ceva.htm

In questo caso l'obiettivo era il ponte della ferrovia a sud di Ceva a metà strada con Lesegno.
Il bombardamento avvenne l'11 luglio del 1944, forse il vecchietto che mi raccontò i suoi ricordi e mi fece partire con le ricerche si confondeva tra i due ponti?
Come si può leggere, 11 B-25 americani appartenenti al 487° squadrone del 340° gruppo bombardieri di stanza in Corsica bombardarono il ponte che rimase in piedi. Vennero sganciate 36 bombe da 1000 libbre, 4 rimasero a bordo a causa di un guasto.
Durante la missione osservarono tra 75 e 100 vagoni vicino ad Albenga, 2 piccoli vascelli vicino all'isola Gallinara, 3 piccole barche al porto di Pietra Ligure, 50 vagoni a Loano. 
Al campo di volo di Bagnasco segnalarono un aereo che poteva essere finto. Durante la missione vennero scattate delle foto su Albenga.
Un aereo del gruppo tornò indietro prima degli altri per un problema ad un motore.
Sia l'andata che il ritorno alla base furono tranquilli senza nessun fuoco di sbarramento o caccia italo-tedesco avvistato.

bombardamento ponte ferroviario lesegno ceva

Questa la stessa zona oggi.

bombardamento ponte ferroviario lesegno ceva

Ho anche provato a vedere se con le immagini LIDAR si vedono ancora i crateri causati dalle esplosioni ma a occhio direi che non si vede più nulla.

bombardamento ponte ferroviario lesegno ceva Lidar

bombardamento ponte ferroviario lesegno ceva Lidar

Report della missione.

bombardamento ponte ferroviario lesegno ceva

bombardamento ponte ferroviario lesegno ceva


Qui potete trovare i diari dello squadrone che compì la missione su Ceva

http://57thbombwing.com/340th_History/487thSquadronHistory.php

Queste invece sono le patch che indossavano i membri di questi squadroni.

patch 340 gruppo
Patch del 340° gruppo

patch 487 squadrone
Patch del 487° squadrone




domenica 2 settembre 2018

Medaglia o Croce commemorativa della battaglia di Isbuschenskij e Jagodnji

Il 24 Agosto è stato l'anniversario della famosa battaglia di Jsbuscenskij o Isbuschenskij, quella che viene ricordata come l'ultima carica a cavallo dell'esercito italiano.
Siamo nel 1942 e l'esercito in ritirata dalla Russia, dopo aver abbandonato la riva del Don, deve sfuggire all'accerchiamento nemico. 
Fino a qualche anno fa si pensava non esistessero immagini di questo evento poi Carlo Comello, un reduce della seconda guerra mondiale, trovò una foto in un cassetto e si ricordò di averla scattata proprio li. Questa è l'unica immagine che ritrae la battaglia di Jsbuschenskij.


Medaglia  Croce commemorativa della battaglia di Isbuschenskij e Jagodnji

In realtà come si può leggere dal link sottostante non fu l'ultima carica a cavallo in quanto un altro reggimento attaccò, sciabola alla mano, il 17 ottobre dello stesso anno a Poloj. 

Credo sia giusto ricordarle nell'insieme.

Il 22 agosto 1942 il Reggimento ''Lancieri di Novara'' (5°) caricò a Jagodnji.

Il 24 agosto 1942 il Reggimento ''Savoia Cavalleria'' (3°) caricò a Jsbuschenskij.

Il 17 ottobre 1942 il Reggimento ''Cavalleggeri di Alessandria'' (14°) caricò a Poloj.


https://www.reccom.org/es/2017/08/21/isbuscenskij-lultima-carica-
cavalleria/

Inoltre se consideriamo gli eventi successivi all'8 settembre 1943 il reggimento Piemonte Reale Cavalleria cercherà di sbarrare la strada ai tedeschi diretti su Torino fino al 12 setembre. All'interno di questi scontri ci fu anche una carica nei pressi del campo volo di Savigliano da parte del 1° squadrone.

http://www.regioesercito.it/reparti/cavalleria/regcav2.htm

Ma veniamo al dunque, non sono qui per raccontarvi le cariche di cavalleria, trovate notizie on-line a volontà.
Vorrei parlarvi della medaglia che venne coniata in ricordo della carica di Jsbuschenskij.
Questa è la mia, munita del suo sacchetto originale del produttore Lorioli Fratelli.

Medaglia  Croce commemorativa della battaglia di Isbuschenskij e Jagodnji

Medaglia  Croce commemorativa della battaglia di Isbuschenskij e Jagodnji

Medaglia  Croce commemorativa della battaglia di Isbuschenskij e Jagodnji

Medaglia  Croce commemorativa della battaglia di Isbuschenskij e Jagodnji

La medaglia si presenta sotto la forma di croce a bracci uguali. Il materiale è bronzo e venne fatta coniare dall'ANAC nel 27° anniversario della carica (1969). La ricevettero tutti i reduci viventi assieme ad un diploma nominativo.
Sul fronte è presente una scena che ritrae 4 cavalli montati da militari armati di lancia che stanno caricando più il posteriore di un quinto che sfugge dalla scena. La rappresentazione è incisa sui bracci orizzontali. E' molto bella, definita e ricca di movimento. 
Sul braccio superiore è presente lo stemma del Savoia Cavalleria, su quello inferiore quello dei Lancieri di Novara.
Il retro è più semplice e meno decorato. Sul braccio in alto e su quello in basso sono rappresentate tre lance incrociate.
In orizzontale sui bracci laterali sono ricordate le due cariche con le relative date: 
Jagodnji 22-8-1942
Jsbuschenskij 24-8-1942
Il nastrino è formato da 4 bande dei seguenti colori Rosso, Nero, Rosso, Bianco. Il rosso è molto più sottile rispetto agli altri due colori.
Il sistema di fissaggio al nastrino è composto da un "anello" di forma trapezoidale fissato alla croce tramite un attacco sferico, non si vedono saldature.
Ho deciso di descrivere dettagliatamente questa medaglia perchè ultimamente ne ho viste alcune su ebay vendute a prezzi intorno agli 80-100 euro che non rispettano queste linee. Gia mi paiono tanti per quella coniata, che non dimentichiamo è una medaglia di fine anni 60, spenderli per una variante di cui non si è sicuri mi sembra folle.
Questa medaglie "alternative", sono ottenute per fusione, il materiale pare più chiaro, i dettagli sono meno definiti, ma quello che le rende subito distinguibili da quelle che vennero donate ai reduci è la presenza di un attacco a forma tubolare saldato alla croce e un anello tondo.
Voci dicono che venne ritrovato un lotto di croci ottenute per fusione mancanti dell'attacco. Qualcuno ne creò uno al volo e iniziò a metterle sul mercato per pochi euro. Purtroppo non esiste documentaizone su questa medaglia perciò dire se sono false o se qualche reduce ne ricevette una in fusione è difficile a dirsi. Io tutte quelle che ho visto accompagnate da diploma o bustina sono come coniate.
Metto qualche foto presa dal web per farvi vedere la differenza.


Medaglia  Croce commemorativa della battaglia di Isbuschenskij e Jagodnji


Medaglia  Croce commemorativa della battaglia di Isbuschenskij e Jagodnji


Medaglia  Croce commemorativa della battaglia di Isbuschenskij e Jagodnji


Come le altre volte vi lascio i link a qualche buona lettura. Le prime sono inerenti la ritirata di russia, la seconda un po' più da collezionisti di medaglie e faleristica in genere.





domenica 15 aprile 2018

Un bidone in una fredda notte d'inverno

"Toni fa freg!" (Antonio fa freddo!)

Urla Giacu al suo amico.
Siamo in una sera d'inverno del 1956, i due amici si ritrovano in un ciabot, così si chiama volgarmente in piemontese una piccola costruzione agricola, adiacente allo scau (seccatoio) sulle alture di Monastero Vasco.
Sono intenti a dividere le castagne sane da quelle guaste aiutati solo dai loro occhietti vispi e dalla calda fiamma di due candele.

Le castagne sono state raccolte da ottobre fino all'inizio di novembre poi ammucchiate nel seccatoio dove per molti giorni si è tenuto acceso un fuoco tenero che le ha fatte asciugare lentamente. Il fuoco si è ricavato dal legno di castagno raccolto la primavera passata, quando sono stati potati e rimossi i rami rotti dalla neve l'inverno precedente. Per non far spegnere il fuoco da un giorno all'altro, durante la notte, è stata messa sulla brace un po' di "pula", la pelle delle castagne lavorate l'anno prima. Come dice il detto il fuoco cova sotto la cenere...
Il bosco di castagno è un po' come il maiale, non si butta via niente e tutto viene riutilizzato.

Ora è il momento di rimuovere la buccia delle castagne secche e di selezionarle, togliendo quelle colpite da muffa, vermi o altri parassiti. 
Verranno poi vendute in primavera, in sacchi da 50 Kg, o in collane ricavate bucando le castagne e infilandole in un cordino. Quando la neve andrà via arriveranno commercianti che le acquisteranno, alcune finiranno a Milano altre in Liguria. Arriveranno sulle tavole più pregiate, usate per dolci squisiti e ricchi di sapore. Le castagne di seconda scelta invece saranno trasformate in farina, anch'essa venduta o consumata in casa. Quelle guaste ed irrecuperabili verranno date in pasto al maiale che, di li a poco, produrrà carni dal sapore eccezionale. 

A Giacu è capitato poche volte di assaggiare un dolce fatto con le sue castagne, a dir la verità a lui non piacciono molto. E' abituato, quasi costretto, a mangiarle per gran parte dell'inverno. Purtroppo il più delle volte le deve mangiare trasformate in farina o bollite, quando è fortunato le può mettere nel latte.
Non disdegna i "mundaj", le caldarroste, ma quelle si possono fare solo con le castagne fresche. Purtroppo deve ancora passare qualche anno affinché venga allacciata la corrente elettrica nelle case di queste borgate a metà strada tra la montagna e la pianura. Solo allora arriveranno tutti i benefici del boom economico tra cui il frigorifero in cui poter conservare qualche castagna più a lungo.
La famiglia di Giacomo è povera di denari, ma possiede un piccolo appezzamento coltivato con castagni secolari che danno da mangiare e garantiscono un piccolo guadagno. 

Anche se non ama le castagne il suo sogno sarebbe poter assaggiare un marron glacé di pasticceria. Sembra impossibile come i francesi siano riusciti a trasformare una cosa tanto comune come una castagna in un dolce così pregiato. Paiono piccole opere d'arte, quel colorito di un caldo marrone che ricorda l'autunno dei suoi boschi e quella glassa luccicante che fa venire l'acquolina in bocca solo a guardarli. Al sabato mattina, quando va a vendere qualche frutto dell'orto al mercato di Mondovì, li ammira in vetrina sotto i portici della clinica. Purtroppo un solo frutto candito costa quasi come il suo guadagno della giornata. Questo lo demoralizza un po', ma sa che, prima o poi, potrà togliersi quello sfizio.

Giacu è un ragazzo testardo ed anche il fatto che stia pulendo le castagne mentre il fuoco si sta spegnendo lo dimostra.
Le punte delle dita stanno diventando fredde e d'un tratto, lo scrollone dell'amico lo risveglia dal suo viaggiare con la mente durante il lavoro ripetitivo.
"Campa 'n toc ed bosch en tel butal, fa freg!!!" (Butta un pezzo di legno nella botte, fa freddo!!!)

Così si sveglia dal suo pensare, si alza quasi rammaricato di non poter continuare il viaggio nella vetrina della pasticceria  piena di sognati marron glacè, e mette un pezzo di legno nella botte di ferro trasformata in stufa.

E si, nella piccola costruzione, per scaldare le sere d'inverno i due amici accendono un piccolo fuoco all'interno di una botte.

Questo bidone però è particolare, Giacu non lo sa e se l'è trovata trasformata in stufa da suo padre, non fa neanche caso al fatto che questa botte abbia dei rinforzi laterali come due grossi cerchioni e una scritta su entrambe le basi. Lui ha poco più di 11 anni e l'ha sempre vista li, è parte integrante dell'arredamento del ciabot.

Quella sera però la scritta che legge sul coperchio lo colpisce, s'intravede la scritta TARA KG seguita da un numero ormai illeggibile a caratteri marziali, molto simili a quelli che ha visto sui giornali che ogni tanto usa per accendere il fuoco. Sono giornali con figure austere che risalgono ad un periodo di cui i suoi genitori e gli anziani del paese preferiscono non parlare.
La parola tara però stasera gli ricorda qualcosa, così si mette a pensare mentre la buccia secca di qualche castagna scricchiola tra le sue mani. Passa qualche momento, ma non gli viene proprio in mente la soluzione così decide di chiedere all'amico.
In un batter d'occhio Toni gli ricorda la lezione della maestra sentita la settimana scorsa. E si l'avevano proprio studiata da poco, ma a lui le formule e la matematica non entrano proprio in testa, è un piccolo contadino con una spiccata vena per la cucina e le cose buone.

E' quasi mezzanotte ed ad un tratto la porta della piccola costruzione si spalanca, un vento gelido entra nella stanzetta assieme a pagliuzze di neve e qualche scintilla esce dal buco sul fianco del bidone. Un omone grande e grosso si presenta sull'uscio e ammonisce i due ragazzi chiedendo loro se non erano stati fuori casa per un po' troppo tempo. E' il padre di Giacu che, preoccupato per l'ora tarda, è andato a vedere se nel ciabot era tutto tranquillo. I due si giustificano dicendo che non avevano fatto caso al tempo che passava e che volevano finire il lavoro per poter guadagnare qualche soldino in più. 
Alla fine anche Toni, a forza di sentire parlare di marron glacè vorrebbe comprarsene uno quando andrà al mercato sabato prossimo.

Finiscono di sistemare le ultime manciate di castagne della serata e, mentre aspettano che il fuoco si spenga, Giacu chiede a suo padre come mai sul bidone fosse presente la strana scritta tara che fino ad allora aveva visto solo sul sussidiario a scuola. 

Il padre fa un sorriso pensando a quanto fosse bella l'ingenuità dei ragazzi e mettendogli una mano sulla testa gli racconta come quel bidone, in un certo senso, sia legato alla stessa esistenza di Giacu.

Proprio così, nel 1944 la mamma era incinta di poche settimane ed il padre era nascosto sulle colline di Monastero nei dintorni della cascina. La situazione politica dell'Italia non era proprio tranquilla ed il padre di Giacu aveva deciso di lasciare la vita militare dopo l'8 settembre, in realtà non aveva neppure capito cosa stava succedendo. I suoi amici gli raccontavano di brutti fatti avvenuti in Russia con gli alleati tedeschi e di rappresaglie avvenute poco lontane contro la popolazione inerme. In un primo momento aveva pensato di unirsi alla resistenza sui monti, poi, quando seppe dello stato interessante della moglie, non se la sentì e si nascose nei dintorni della casa. A tutti gli effetti era un disertore e anche solo farsi vedere in giro poteva significare la morte per lui e la sua compagna.

Intorno alla piccola cascina non si vedeva quasi mai nessuno così, certe sere, si prendeva addirittura la libertà di andare a dormire a casa. Aveva escogitato un metodo di comunicazione con la moglie; se al pomeriggio veniva steso un panno sulla finestra in fronte alla casa significava che la situazione era tranquilla e che poteva avvicinarsi.
Una sera però, proprio verso mezzanotte, si sentì il rombo di un grosso motore. Aveva perfettamente imparato a riconoscerlo durante il suoi due anni nell'esercito e, anche se non lo vedeva, sapeva benissimo che era un camion tedesco.
Un mezzo tedesco in piena notte che si avvicina ad una cascina spersa nel nulla non poteva essere altro che un rastrellamento. Probabilmente qualcuno aveva fatto la spia o chissà come avevano saputo che a Monastero Vasco erano nascosti sulle colline nei vari seccatoi dei maschi abili al servizio militare. Nella sua testa gli pareva già di sentire le urla dei militari tedeschi e il latrare dei cani, la vita gli passò davanti, ma il pensiero più grande fu che non avrebbe visto nascere suo figlio. Non sapeva che sarebbe stato un maschio, ma in cuor suo se lo sentiva.
Di colpo scese dal letto, il camion era quasi dalla cascina, si mise due vestiti a casaccio e si buttò dalla finestra. Il cane da caccia legato alla catena davanti casa ringhiava e abbaiava come un matto, distrasse gli autisti del mezzo che non videro il fuggitivo. Ebbe il tempo di andare a nascondersi nell'incavo di un grosso castagno e si buttò alcuni rami addosso.
Il camion si fermò proprio davanti alla casa e spense il motore. Non scesero militari e non si sentiva nessun guaito di cani in lontananza ne si vedevano fari di altri mezzi militari. Era un po' strano per essere un rastrellamento. Scesero due ragazzotti che non avevano per nulla l'aria dei militari tedeschi. Il padre di Giacu si fece coraggio e si sporse oltre il bordo del castagno per vedere cosa succedeva. I due ragazzi si avviarono, quasi intimoriti, verso la casa e bussarono alla porta, pensò a quanto doveva essere terrorizzata sua moglie rimasta sola col bimbo in grembo. A quel punto non ci pensò su due volte e saltò fuori dal covo urlando e chiedendo cosa volevano. 
I due si voltarono e, puntando un mitragliatore d'origine inglese in direzione della voce, dissero di essere italiani e partigiani. Forse erano più spaventati loro che il padre di Giacu.
A quel punto le armi si abbassarono, il clima si distese ed i due spiegarono di aver appena rubato il camion carico di fusti di benzina da 200 litri durante un raid al campo di aviazione di Mondovì.
Dovevano dirigersi verso la val Corsaglia dove si sarebbero uniti con alcuni uomini delle bande della Val Casotto a cui avrebbero dovuto consegnare il carico. Probabilmente avevano sbagliato strada ed avevano bisogno d'aiuto per ritrovare la via.
Il padre di Giacu spiego velocemente la strada per la valle e disse loro di fare in fretta ad avviarsi perchè sicuramente qualcuno li aveva visti salire fin lassù e di li a poco la voce si sarebbe sparsa.
I due risalirono sul mezzo e partirono a tutta velocità, quando si avviarono per la discesa un fusto non ben ancorato cadde e rotolò nel dirupo sotto il tornante a causa di uno scrollone.
Il padre di Giacu lo vide e provò subito ad andare a rimuoverlo ma era troppo pesante, 200 litri di benzina più la tara son quasi 240 kg e muoverli in un dirupo non è cosa semplice. 
Fortunatamente il bidone era abbastanza nascosto alla vista, così decise di lasciarlo li e nasconderlo con delle frasche.
Il mattino dopo, come aveva previsto, una camionetta di tedeschi con alcune camice nere si presentarono in paese ad indagare sull'accaduto. Qualcuno disse subito che il camion era andato verso la Valle Corsaglia, ma prima aveva fatto una tappa dalla cascina di Giacu. La voce si sparse veloce per il paese, i fascisti minacciarono di bombardare l'abitato e dare alle fiamme la cascina. Solo l'intervento del prete calmò le acque garantendo con la sua vita che il camion si era fermato non di più di un minuto e che quindi non poteva essere altro che un errore di rotta. I tedeschi fecero una visita alla cascina, entrarono, presero le galline e le uova, spararono al cane ma, non trovando tracce di attività partigiane e solo una donna incinta, risparmiarono la casa dalle fiamme. 
In tutto questo il padre di Giacu era nascosto al sicuro e sapeva benissimo che non poteva farsi vedere anche se fosse accaduto l'irreparabile, la cosa sarebbe stata completamente inutile ed avrebbe solo peggiorato le cose.
I tedeschi dopo poco più di un'ora se ne andarono e non notarono il bidone nella scarpata.

Finalmente arrivò il 1945 e l'Italia venne liberata dalle tirannie, si respirava aria di ripresa e di nuova spensieratezza. Giacu era nato e suo padre con i 200 litri di benzina si era guadagnato qualche soldo rivendendola al mercato nero. Una volta vuoto, il bidone era stato rimosso dalla scarpata e, siccome era molto robusto essendo nato per uso militare, venne trasformato in una stufa. Il padre di Giacu gli praticò un foro per la canna fumaria in alto e un taglio quadrato sul fronte che funzionava da tiraggio.

Il bidone lavorò per molti anni, assieme a Giacu, Toni e i loro genitori che, a volte, si ritrovavano nel ciabot per piccole feste in compagnia. Poi Giacu e Toni crebbero, il primo divenne un ottimo pasticcere che produce ancora oggi ottimi marron glacè che gli ricordano la sua infanzia. Forse è proprio quello il segreto della bontà dei suoi pasticcini, ci mette l'amore per la sua terra. 
Toni continuò la vita da agricoltore e ancora oggi gestisce i boschi di Giacu e rifornisce l'amico di ottimi prodotti della terra. Ogni tanto va a vedere il vecchio seccatoio che ormai è diroccato da anni, il ciabot invece è stato sostituito da un container in lamiera bianca che serve da ricovero attrezzi.

Il bidone con le scritte TARA KG, ormai diventato inutile, è ancora là, all'ombra di un castagno secolare quasi secco e ricoperto dai rovi.

Ogni tanto Giacu e Toni passano di là e raccontano la storia del bidone ai loro bisnipotini.


bidone benzina fusto 200 litri seconda guerra mondiale tara kg Re regio esercito

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Qui potete vederne uno uguale in una foto scattata al campo di aviazione di mondovì nel 1940


Aeroporto mondovì 1940 hangar bidone benzina fusto regio esercito

Come sempre vi ringrazio per aver avuto voglia di leggere fino qui, è una storia inventata una sera di inverno dopo aver trovato il bidone in una passeggiata pomeridiana sulle alture di Monastero Vasco. La storia è inventata ma racconta cose realmente accadute da queste parti.
Se vi è piaciuta e vi ha tenuto compagnia fate un clic sulle pubblicità a lato o sotto.

Qualche buona lettura sulla Regia Aeronautica e la Resistenza in Piemonte.


martedì 27 settembre 2016

Medaglia commemorativa della 9° Armata della Campagna di Grecia e Jugoslavia in zama

E' da un po' che ce l'ho in collezione, ma chissà perchè non l'avevo mai fotografata degnamente e assieme alle sue sorelle in bronzo e argento.

Finalmente ho tutte e tre le varianti anche se si dice che ce ne sia una quarta in zama bronzata, se mai mi capiterà cercherò di non farmela sfuggire.

Come sempre prima di andare avanti vi chiederei, dato che tutto quello che faccio è per passione, se poteste gentilmente fare qualche click sulle pubblicità a destra o sotto. Si aprirà una pagina di sponsor, a voi non costa niente e non ci sono virus essendo tutte pubblicità di google, poi potete richiuderla. In tasca mi viene qualche centesimo e mi copre quelle poche spese di dominio e sito internet. Grazie mille davvero.

Vi rimando ai link sottostanti per la storia e la descrizione della medaglia.

http://storieefoto.blogspot.it/2014/04/medaglia-commemorativa-della-9-armata.html

http://storieefoto.blogspot.it/2014/07/medaglia-commemorativa-della-9-armata.html

Come sempre trovate le foto in alta definizione sul mio profilo flickr

Medaglia commemorativa della 9° Armata della Campagna di Grecia e Jugoslavia in zama

Medaglia commemorativa della 9° Armata della Campagna di Grecia e Jugoslavia in zama

Medaglia commemorativa della 9° Armata della Campagna di Grecia e Jugoslavia in zama

Medaglia commemorativa della 9° Armata della Campagna di Grecia e Jugoslavia in zama






Is a bit that I have it in the collection, but I wonder why I had never photographed with dignity and together with her sisters in bronze and silver. I finally got all three variants.


As always before you go ahead I would ask you, everything I do is for passion, if you could kindly make a few clicks on the advertisement to the right or below. Will open a sponsors page, you costs nothing and there are no viruses being all google advertising, then you can close it. I gain a few cents that covers me those few domain expenses and website. Thanks so much. I refer to the links below for the history and description of the medal.

http://storieefoto.blogspot.it/2014/04/medaglia-commemorativa-della-9-armata.html

http://storieefoto.blogspot.it/2014/07/medaglia-commemorativa-della-9-armata.html