sabato 22 novembre 2014

Pulizia e restauro tramite l'elettrolisi di oggetti in ferro arrugginiti

Questa sera su storieefoto volevo mostrarvi come pulire il ferro arrugginito con l'elettrolisi.
Parleremo di elettrolisi, come spero sappiate si parla di questo processo ogni volta che abbiamo una corrente elettrica che, scorrendo in un fluido conduttore, crea un'energia chimica che modifica le sostanze presenti nella soluzione.

Prima di andare avanti vi chiederei, dato che tutto quello che faccio è per passione, se poteste gentilmente fare un click sulle pubblicità a destra. Si aprirà una pagina di pubblicità a voi non costa niente e non ci sono virus essendo tutte pubblicità di google, poi potete richiuderla. In tasca mi viene qualche centesimo e mi copre quelle poche spese di dominio e sito internet. Grazie mille.

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La più semplice reazione elettrolitica che si può avere è quella dell'acqua, facendo scorrere una corrente continua in acqua la si scompone negli elementi di cui è composta: idrogeno e ossigeno.
Ma cosa succede ai due elettrodi che immergiamo nella soluzione?
Qui le strade si moltiplicano in base al materiale di cui sono composti e a quali sali sono disciolti nell'acqua.
Normalmente sul negativo si deposita uno strato metallico e sull'altro si creano delle cavità.
L'elettrolisi è molto efficace sulla rimozione della ruggine (ossido di ferro) perché quest'ultima viene ridotta per azione degli ioni di idrogeno che si separano dal catodo e staccata a blocchi dall'effetto meccanico prodotto dalle bollicine.
Io la uso ogni volta che l'oggetto da pulire non è pregiato e so che sotto la ruggine non c'è vernice da salvare. L'elettrolisi molto probabilmente la staccherebbe perché l'oggetto viene portato al ferro quindi perde ogni patina antica. Bisogna anche stare attenti quando l'oggetto è molto compromesso, magari composto quasi interamente da ruggine, in questi casi una volta finita la reazione non rimarrebbe più niente non essendoci del metallo sano.
La prediligo quando gli oggetti sono delicati e con i normali metodi di rimozione della ruggine non so se riuscirei a non far danni, la reazione una volta arrivata sul ferro nudo si ferma e non si creano danni al metallo. L'ho vista usare anche su canne di fucili dove l'uso di una debole carta vetro lascerebbe segni non belli da vedere e difficili da nascondere.
Non c'è bisogno di neutralizzare l'oggetto dopo il trattamento con altri bagni come avviene quando si usano acidi basta sciacquarli in acqua corrente.



Cosa ci serve per fare la pulizia con l'elettrolisi?

1) Un alimentatore in corrente continua. Va benissimo un caricabatterie da auto o quello che avete, io ne ho costruito uno partendo da un alimentatore di un vecchio pc. Se per caso voleste realizzarlo anche voi trovate la guida qui

http://storieefoto.blogspot.it/2014/11/costruzione-di-un-piccolo-alimentatore.html

 La corrente che deve riuscire ad erogare l'alimentatore è di uno o due Ampère a circa 12 Volt.
2) Un contenitore in plastica della dimensione adatta.
3) Acqua distillata, tanto quanto basta per ricoprire l'oggetto da pulire. A volte io uso anche acqua di rubinetto e non ho mai notato grosse differenze.
4) Il sale da sciogliere, molti usano il comune bicarbonato di sodio (Soda Solway), altri usano la soda caustica (idrossido di sodio). Non usate sale da cucina perché  il gas che si sviluppa è tossico (Cloro). Il vantaggio di usare la soda caustica è che ne basta molto poca, un cucchiaio per litro, per rendere conduttiva l'acqua e avviare l'elettrolisi, il problema è che è molto caustica quindi bisogna usare guanti in gomma e occhiali quando si maneggia l'oggetto bagnato.

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida

Una volta recuperato tutto il necessario, prepareremo il bagno, sgrasseremo per bene l'oggetto e ci assicureremo che ci sia un punto scoperto dalla ruggine per avere un buon contatto con le pinze dell'alimentatore.
Altro accorgimento a cui stare attenti è non immergere le pinze, che quasi sicuramente saranno di rame, per non avere reazioni non volute e rovinarle.
A questo punto al polo negativo (catodo) collegheremo l'oggetto da pulire, a quello positivo (anodo) un oggetto in acciaio o ferro sacrificabile. Quest'ultimo pian piano si corroderà fino a sparire.
Accenderemo l'alimentatore e se tutto è corretto vedremo crearsi molte bollicine.
Dopo qualche ora, a volte giorni, prendendo l'oggetto in mano ci accorgeremo che la ruggine è totalmente sparita o comunque, spazzolando l'oggetto, si stacca facilmente a grossi blocchi.

Di seguito vi metto un po' d'immagini.

Ho provato l'elettrolisi su un vecchio compasso da falegname e su un tappo di lamierino molto sottile, forse di origine militare.

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida vecchio compasso

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida vecchio compasso

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida

Ecco l'inizio della reazione, si notano le bollicine di idrogeno e ossigeno. 
Al catodo è collegato l'oggetto da pulire mentre all'anodo il pezzo di ferro o acciaio da sacrificare.

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida reazione

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida reazione

Dopo qualche ora la situazione è questa.

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida reazione

Il compasso appena tolto dal bagno e asciugato la situazione era questa.

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida compasso


Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida

Se si da una leggera passata col dreemel o con la spazzola di ferro per oggetti più grandi si può ottenere un risultato simile a questo. Come vedete le croste rimaste si staccano molto facilmente senza lasciare residui.

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida vecchio compasso antico

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida

Notare dove era appesa la pinza, che volutamente ho lasciato fuori dal bagno, la reazione non ha potuto lavorare e si nota la differenza. Notare anche come, nonostante lo stato del materiale davvero compromesso, non si siano creati danni oltre quelli già presenti.

Pulizia restauro del ferro con elettrolisi guida

A questo punto la pulizia è finita e si dovrebbe passare al trattamento per conservare il ferro. Vi accorgerete che in poche ore si ricreerà uno strato di ruggine rossastro molto brutto alla vista. Non preoccupatevene tanto la cosa è inevitabile. Quando sarete sicuri che l'oggetto sarà completamente asciutto con una leggera spazzolata andrà via e potrete dare il prodotto per bloccare la ruggine.
Magari farò una guida per il trattamento del ferro una volta pulito. Stay tuned.


giovedì 6 novembre 2014

Costruzione artigianale di un piccolo alimentatore da banco utilizzando un vecchio pc

Sarà capitato a tutti di dover cambiare il pc.
Prima di buttarlo io penso sempre se c'è qualcosa di recuperabile che potrebbe tornarmi utile.
Oltre ai dischi e le ram che potrebbero essere montati su un altro pc, io normalmente tengo anche l'alimentatore.
L'alimentatore di quasi tutti i pc fornisce una potenza che sta intorno ai 300-400 Watt, quindi è più che sufficiente per alimentare piccoli circuiti e fare alcuni esperimenti.

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Realizzare un piccolo alimentatore partendo da quello contenuto all'interno di un pc è molto semplice ed economico.
La prima fase è quella di smontare dal case l'alimentatore svitando le 4 viti presenti sul retro del pc e scollegando i vari cavetti che alimentano le parti del computer.

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

Interessante è anche leggere la targhetta coi dati del costruttore, nello specifico troverete per ogni colore dei cavi che tensione è presente e qual è la massima corrente che ci potrà fornire l'alimentatore. In questo caso sul cavo arancione abbiamo una tensione di 3,3 Volt per un massimo di 20 Ampere, sul rosso 5 V e 26 A, sul giallo 12 V e 8 A gli altri non li ho usati, il nero è sempre il negativo.
Normalmente gli alimentatori da pc hanno già integrato un sistema che li manda in protezione se per caso creiamo qualche corto circuito, quindi non è il caso di aggiungere delle protezioni con fusibili o altri dispositivi.

dati di targa alimentatore pc

Una volta completata questa fase vi troverete tra le mani un oggetto come questo.

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

Volendo potete già usarlo così ma non è proprio bello esteticamente e tutti questi cavi volanti non sono certo l'esempio della sicurezza, specialmente se lo userete in campo non asciutto.
L'unica cosa che dovete ancora sapere è come farlo partire perché, se ora che l'avete smontato provate ad alimentarlo con la 220 V, vi accorgerete che non si accende.
Per far partire il circuito che accende l'alimentatore dobbiamo simulare la pressione del tasto che avverrebbe quando accendiamo il pc, per fare questo dovete scollegare il cavo verde che trovate sul morsetto a 24 poli e collegarlo tramite un interruttore ad uno dei cavi neri. Potete anche collegarli insieme direttamente, in questo caso, quando darete corrente all'alimentatore si accenderà.

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

Io ho poi preferito chiudere il tutto in una comune scatola da esterni. Ho messo anche una spia sia sulla 220 V in ingresso che sulle uscite.
Ho poi inserito un interruttore bipolare sul retro che interrompe la 220 V e sull'altro lato un fusibile (non si sa mai).
Sui lati, che non ho fotografato, ho fatto dei fori di areazione per dissipare il calore prodotto.
Volendo si potrebbe ancora aggiungere un amperometro sul fronte per controllare la tensione e la corrente utilizzata.

Fronte

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

Retro

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

Aperto

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

I semplici collegamenti interni

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

costruzione artigianale alimentatore da banco con vecchio pc

martedì 14 ottobre 2014

Pulizia restauro di un elmetto tedesco M35 Luftwaffe

Poco tempo fa mi è capitato tra le mani questo elmetto.
E' un m35 della luftwaffe.
Nulla di eccezionale ma sotto lo sporco si vedeva ancora la presenza leggera delle decal e di tracce di vernice originale, ho deciso di provare anche con lui il trattamento in acido ossalico.

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Se volete trovare una guida dettagliata al metodo di pulizia in acido ossalico fate clic sul link seguente.

http://storieefoto.blogspot.it/2013/10/restauropulizia-latte-e-oggetti.html

Queste le condizioni iniziali del casco.
Purtroppo era stato usato per contenere una specie di cemento o stucco molto duro da togliere e ho dovuto avanzare con molta calma a colpi di scalpellino.
Lavoro eterno, ma alla fine non è venuto così male.

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

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elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

Dopo 3 ore in bagno di acqua molto calda e acido ossalico nella percentuale di un cucchiaio colmo per litro le condizioni erano queste. Come vedete anche sull'esterno era presente lo stesso materiale presente all'interno, anche qui con carta vetro fine fine ho provato a eliminarne un po'.

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

A questo punto prima di dare la solita mano di olio di vasellina per rifinire e ravvivare i colori ho pulito con un lavoro certosino l'interno.
Si intravede il numero di matricola e produttore.

Una volta unto il risultato finale è stato questo.

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

decal elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico

decal elmetto tedesco M35 Luftwaffe acido ossalico





lunedì 6 ottobre 2014

Qualche regola di composizione fotografica - Come scattare e comporre una buona foto

La fotografia come tutte le arti ha delle regole sia tecniche che compositive.
Le regole sono anche fatte per non essere rispettate, ma il mio consiglio è quello di iniziare a usarle e, una volta arrivati a un buon livello di tecnica provare a sperimentare qualcosa di nuovo.
In ogni caso le regole vanno conosciute.
Quest'articolo vuole essere una semplice raccolta su come comporre una buona fotografia, lo aggiornerò strada facendo.
La prima considerazione che non è una vera è propria regola è che nell'era della digitalizzazione delle informazioni il saper scattare una buona foto pare diventato superfluo e troppi di coloro che si autodefiniscono fotografi pensano più alla post-produzione che al saper usare la macchina fotografica. In realtà se lo scatto è già buono il fotoritocco diventa minimo e più facile. Quindi il primo consiglio che do è quello di conoscere bene la propria attrezzatura e sapere quello che si vuole fare. Lo scattare a caso non ha senso e quasi mai porta buoni risultati.
Una volta quando ho iniziato a usare le reflex si diceva che la media era di uno scatto buono su una pellicola da 36 pose, oggi io direi che la percentuale va divisa per 10, secondo me si ottiene uno scatto buono ogni 300 scatti.

1) Partiamo dalla prima regola che secondo me è elementare e fondamentale, solo chi è un Artista con la A maiuscola la può sfidare.
Le foto devono essere DRITTE, l'orizzonte deve essere orizzontale. Non c'è nulla di più fastidioso di vedere una foto leggermente storta.
Tenete conto che l'occhio umano riesce a notare una pendenza del due per mille, cioè una pendenza di 2 mm su una lunghezza di un metro.
Inoltre quest'errore può essere facilmente recuperato in photoshop quindi per piacere fateci caso.

2) La seconda regola anche se banale è che il soggetto deve essere a FUOCO, non è ammesso che il protagonista della foto sia sfocato. In particolare nei ritratti devono sempre essere a fuoco gli occhi, il naso e la bocca. Questa regola può essere sfidata per ottenere particolari effetti ma si va davvero nella fotografia artistica pura.

3) Forse la seconda regola per importanza è la regola dei terzi. Come già sapevano i pittori che ancora oggi ci incantano con i loro capolavori. Il soggetto per attirare l'attenzione andrebbe posto in prossimità dell'intersezione delle linee che dividono in tre parti uguali il fotogramma sia in orizzontale che verticale. Naturalmente in alcuni casi questa regola può essere scavalcata e si può decidere di piazzare il soggetto esattamente al centro. Normalmente questo avviene se il soggetto è uno solo e magari stiamo scattando in verticale.
In realtà la regola dei terzi è una semplificazione perché si avvicina alla sezione aurea o proporzione divina che troviamo molte volte in natura.

Sezione Aurea


Terzi


Come vedete i punti salienti più o meno coincidono.
In ogni caso non dovete fasciarvi la testa e stare al millimetro basta ricordarsi che l'occhio tenderà ad andare a cercare qualcosa in quei punti e noi dobbiamo farglielo trovare.
Anche la fotografia di paesaggio vuole la linea di orizzonte su una delle linee dei terzi, come nei ritratti si aspettano gli occhi su quei punti.
Questi sono alcuni miei scatti che potete vedere in alta risoluzione sul mio profilo 500px al seguente link.



Ecco due esempi di Jake Garn in cui si è ottenuto un risultato spettacolare seguendo questa regola.




4) Le linee guida. Giocando con la composizione si possono inserire gli elementi salienti di una fotografia su linee guide che aiutano a portare lo sguardo in certi punti. Le più famose sono le diagonali, gli archi, i triangoli e tutto quello che può comunque dare armonia all'immagine. Una strada guiderà l'occhio nella direzione della stessa e gli occhi di una modella guideranno quelli dello spettatore.


5) Evitate gli oggetti vicino al bordo. State attenti a non inserire componenti di disturbo vicino al bordo o tagliarli perché prenderebbero improvvisamente molta importanza. L'occhio li osserverebbe e il cervello si farebbe domande sul perché è stato tagliato e che forma avrebbe avuto l'oggetto intero. 

6) Diretta conseguenza della regola precedente. Se ritraete persone o animali non tagliate mai gambe, braccia, mani o piedi. Esistono formati standard da rispettare. Anche qui la foto va immediatamente cestinata.

7) Lo spazio va sempre davanti allo sguardo o nel senso del movimento. Se facciamo uno scatto di profilo ad una persona la parte libera della fotografia deve stare nella direzione in cui si guarda non viceversa. Lo stesso vale se facciamo uno scatto a una moto, lo spazio deve essere davanti alla stessa e non dietro.

8) Questa vale particolarmente per il paesaggio ci dovrebbe sempre essere un primo piano, un secondo piano e lo sfondo. Se volete fotografare una montagna cercate di mettere qualcosa nel fotogramma vicino a voi in modo da far capire quanto è imponente e dare profondità allo scatto. E naturalmente il tutto deve essere a fuoco, per questo studiatevi la distanza iperfocale in base al vostro obiettivo.

9) I colori, se li sapete usare otterrete sicuramente immagini interessanti. Ricordatevi che l'occhio unano è più sensibile a certi colori. Ogni colore evoca sensazioni nell'osservatore, i colori freddi rilassano, quelli caldi stimolano. Il colore che attira di più l'attenzione è il giallo. E' il colore che attira per antonomasia, fateci caso le maggiori campagne pubblicitarie hanno qualcosa di giallo. Lo smile, mc donald, ecc ecc...

10) Evitate i watermark, a meno che non siate dei super professionisti, sono solo fastidiosi. Tutti abbiamo passato una fase della nostra vita in cui avevamo paura di essere derubati dei nostri scatti. Se il watermark è piccolo è facilmente rimovibile, se è grande danneggia lo scatto, allora cosa lo pubblichiamo a fare?

Ed infine direi due regole di buon senso più che di composizione.

11) Le fotografie non vanno spiegate, se c'è bisogno di farlo vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa.

12) Imparate a cestinare, se una foto non vi convince al primo colpo buttatela, non c'è niente da fare. Siate cattivi con voi stessi.

12) Compratevi un buon libro di qualche fotografo famoso e cercate di capire che regole ha rispettato e quali no, scoprirete cose interessantissime.







domenica 10 agosto 2014

Restauro porta maschera antigas tedesco e latta olio per scrematrici diabolo con acido ossalico





La settimana scorsa, grazie alla gentile concessione di un amico ho ripulito un tubo porta maschera antigas tedesco della Wehrmacht in colorazione verde.
Il tubo arriva probabilmente da un sottotetto o scantinato perché era già abbastanza in buone condizioni prima del trattamento.
La latta era invece in condizioni assai più precarie.

Prima di andare avanti vi chiederei, dato che tutto quello che faccio è per passione, se poteste gentilmente fare un click sulle pubblicità a destra. Si aprirà una pagina di pubblicità a voi non costa niente e non ci sono virus essendo tutte pubblicità di google, poi potete richiuderla. In tasca mi viene qualche centesimo e mi copre quelle poche spese di dominio e sito internet. Grazie mille.

La prima fase è stata quella di lavarli sotto acqua corrente e spazzolino.
Dopo il lavaggio ho immerso gli oggetti in una soluzione di acqua e acido ossalico di un cucchiaio colmo per litro.
Stavolta ho usato acqua molto calda e ho lasciato il tutto a bagno per circa 3 ore. Dopo il bagno una bella lavata sotto acqua corrente con spazzolino da denti per rimuovere i sedimenti giallognoli rilasciati dall'acido ossalico.
Trascorsa questa fase ho messo tutto a bagno in acqua e bicarbonato per neutralizzare eventuali residui di acido.
L'ultimo passo è stato quello di ungere con vasellina il tubo e verniciare con vernice trasparente la latta per limitare la ripresa della ruggine.

Il tubo porta maschera ha sul lato e sul coperchio un numero 61, sullo sportello interno è marchiata ET 1939 ed è presente il waffenamt (la classica aquila) con svastica, sotto era probabilmente presente a matita il nome del proprietario.

Le condizioni di partenza del contenitore per maschera antigas tedesco e della latta.

tubo porta maschera antigas tedesco

tubo porta maschera antigas tedesco

tubo porta maschera antigas tedesco

tubo porta maschera antigas tedesco

tubo porta maschera antigas tedesco

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

Il tubo porta maschera pulito.

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

La latta pulita.

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

latta olio scrematrici diabolo restauro acido ossalico

E il porta maschera antigas tedesco con una passata di vasellina per limitare gli effetti della ruggine, non ho usato vernici o simili per garantire le reversibilità dell'intervento.

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico

tubo porta maschera antigas tedesco restauro con acido ossalico



Last week, thanks to the courtesy of a friend I cleaned up a WWII German gas-mask container in green color. 
The tube comes probably from an attic or basement because it was already in fairly good condition before treatment. 
The tin was instead in a much more precarious.
The first step was to wash them under running water and brush. 
After washing I immersed objects in a solution of water and oxalic acid of a heaping tablespoon per liter. 
This time I used very hot water and let it all soak for about 3 hours. After the bath, a good wash under running water with a toothbrush to remove the yellowish sediment released by the acid oxalic acid. 
Passed this stage I put everything to soak in water and baking soda to neutralize any remaining acid.
The last step was to anoint the gas-mask container with Vaseline and paint with transparent the tin to limit the recovery of rust. 

The tube gas-mask container has a cover on the side and on the number 61, on the inner door is marked ET 1939 and this is the Waffenamt (the classic eagle) with swastika, was probably present under the owner's name in pencil.