martedì 11 febbraio 2014

Restauro costruzione coltellino a serramanico

Oggi su storie e foto vi racconto l'ultima impresa in cui mi sono cimentato la costruzione e il restauro di un antico coltello a serramanico.
All'ultimo mercatino di Cherasco mi sono assicurato per la modica cifra di 2 € i resti di un povero coltellino.
Mi ha colpito perché la forma non è la classica forma dei coltelli di queste zone, inoltre lo stato di conservazione davvero pessimo lo collocano abbastanza indietro nel tempo, secondo me siamo intorno a metà 1800 ma su questo non mi sbilancio più di tanto.
Su http://www.tuttocoltelli.it,  un forum davvero competente su questi argomenti, me lo hanno classificato come coltello di provenienza Italia-meridionale, forse Siciliano o di area francese. Sicuramente qualche storia da raccontare ce l'avrebbe visto che è finito in un banchetto di un mercatino in Piemonte.

Prima di andare avanti vi chiederei, dato che tutto quello che faccio è per passione, se poteste gentilmente fare un click sulle pubblicità a destra. Si aprirà una pagina di pubblicità a voi non costa niente e non ci sono virus essendo tutte pubblicità di google, poi potete richiuderla. In tasca mi viene qualche centesimo e mi copre quelle poche spese di dominio e sito internet. Grazie mille.

Queste le sue condizioni iniziali, la lama e le guancette in ottone.




Dell'archetto, la molla che non fa richiudere troppo facilmente la lama, non rimane più nulla quindi dovrò andare di mia inventiva.
Lo stesso vale per la lama della quale è più facile trovare una foto di un coltello più o meno della stessa epoca e forma, un esempio potrebbe essere questo.



Ma ora veniamo al restauro vero e proprio.
Per prima cosa ho dovuto pulire le guancette, eliminando i vecchi perni e i rimasugli di ferro ossidato. Per fare questo ho lasciato a bagno in acido cloridrico (muriatico) le guancette per 5-10 minuti tenendo sotto controllo l'avanzamento del processo.  L'ideale sarebbe stato usare dell'acido solforico, che una volta corroso lo sporco è molto meno aggressivo degli altri acidi sul bronzo, ottone e rame. 

Il bagno in acido


Dopo una bella risciacquata


Il risultato non sembra niente di eccezionale, ma con una leggera spazzolata col trapano la storia cambia di molto...purtroppo è pieno di piccoli buchi causati dalla precedente ossidazione. Verranno livellati con carta vetro alla fine.


Ora inizia il difficile.
Prima cosa capire e recuperare dell'acciaio giusto. Io ho usato del C70 da 2,5 mm di spessore su suggerimento sempre del forum sopra citato.
Nel frattempo ho fatto un disegno su un cartone per avere un modello di come dovrebbe essere la lama e l'archetto alla fine del lavoro.
Fatto ciò essendo la prima volta ho provato a fare un modello su una lamiera di ferro dello stesso spessore, questo è stato il risultato


Una volta visto che la cosa era fattibile ho iniziato a tagliare l'acciaio.

Inizio del taglio


Taglio della lama con i modelli in ferro della lama e dell'archetto.


A questo punto si prosegue di lima aiutandosi per i pezzi più grossi con la smerigliatrice fino ad arrivare alla forma voluta.


A questo punto bisogna iniziare a limare le due facce della lama cercando di mantenere la stessa inclinazione dai due lati. Io sono arrivato ad avere sul tagliente circa mezzo millimetro, il filo verrà dato per ultimo. 

Ora viene una delle fasi più importanti, la tempra. Per fare ciò ho recuperato una vecchia forgia, ma volendo potete costruirvene una piccolina come ho fatto io qui.


PRIMA di temprare ricordiamoci di caricare la molla (archetto) piegandola fino a coprire il foro per il perno della lama come mostrato nella figura sottostante.



Per la tempra dell'acciaio C70 la teoria dice che bisogna farlo scaldare fino al colore rosso ciliegia chiaro che equivale circa a 850 °C e poi immergerlo in un bagno di olio precedentemente riscaldato intorno ai 50 60 °C. Se cercate in internet trovate fior fiore di siti con le tabelle dei vari colori e tempi. In teoria per avere il filo più duro e il coltello più elastico la tempra andrebbe fatta in due passaggi, prima un leggero bagno di uno o due secondi solo sulla parte tagliente poi lo si dovrebbe estrarre e infine nuovamente reimmergere definitivamente lasciandolo raffreddare. Per quanto riguarda l'olio io ho usato il friol da cucina assicurandomi di avere a portata di mano un coperchio che, in caso di incendio, copra perfettamente il contenitore e soffochi le fiamme. Per non sbagliare a leggere il colore, l'operazione andrebbe fatta in penombra. Logicamente eseguite queste operazioni all'aperto e indossate guanti e occhiali di protezione.

La lama comincia a scaldarsi, scusate per la qualità della foto ma in questi momenti bisogna prestare attenzione alla temperatura e fare uno scatto decente avendo le mani impegnate e sporche non è semplice. 


Qui invece la lama e l'archetto a bagno nell'olio.


Una volta eseguita la tempra è necessario il rinvenimento che serve a eliminare le tensioni interne che si sono create durante lo shock termico. Per questa operazione ho lasciato lama e archetto in forno a 180 °C per un'ora.
Eccoli una volta estratti, vi consiglio da ora in avanti di fasciare la lama con del nastro adesivo, è vero che non ha il filo ma basta un niente per farsi dei bei tagli o rovinarla.


A questo punto ho provato a montare il tutto per verificare che la lama non si fosse storta, è andato tutto bene, fino a quando ho provato a far ruotare la lama, nel momento in cui ha fatto forza sulla molla ecco che ho sentito un CRICK!!! e l'archetto si è spezzato in prossimità del foro centrale.


Non vi dico la rabbia, ma ho capito l'errore, materiale troppo esiguo e troppo rigido per fare da molla.
In poco tempo ho costruito un'altro archetto, ma stavolta l'ho temprato solo sull'estremità a contatto con la lama in modo che non si usuri essendo più morbido. Inoltre l'ho lasciato un po' più spesso, questo mi garantirà maggior robustezza in cambio non riuscirò più ad avere l'archetto a filo con le guancette una volta terminato il tutto.


Ho dato una leggera pulita ai pezzi usando carta vetro e li ho assemblati.



Poi pian piano usando carta vetro sempre più fine, ho dato la forma finale al coltellino. Anche le guancette in ottone hanno subito lo stesso trattamento per eliminare in parte i segni del tempo. Io ho usato diverse grane 140, 400 e 1000.





Un'ultima cosa i perni, che sono stati ricavati da dei chiodini del diametro di 2 mm a cui è stata segata la testa. In prima battuta ho provato con dei chiodini dello stesso diametro di rame, ma non mi piaceva la malleabilità esagerata del metallo.
Spero di aver fatto cosa gradita e di aver ridato vita ad un piccolo pezzo di storia.






venerdì 7 febbraio 2014

Recensione Sony Xperia Z1

Sony Xperia Z1

A Natale il mio Samsung Galaxy Wonder mi ha abbandonato o meglio dopo 2 volte che mi sono trovato a dover cambiare la batteria ho deciso che cambiarla una terza volta nel giro di due anni sarebbe stato troppo, anche solo per il costo della stessa, circa 30 €. Credo che non sia ammissibile una cosa del genere su cellulari di produttori così importanti quindi ho deciso di cambiare marchio.
Io sono sempre stato un cliente Ericsson, purtroppo il vecchio produttore non è più presente da tempo sul mercato, ma mi ricordavo della durata eterna della batteria di questi telefonini. Erano altri tempi e l'hardware richiedeva sicuramente molta meno energia.
Sperando che la Sony mi garantisca la qualità per cui è famosa e sapendo che a suo tempo aveva acquisito la Ericsson ho deciso di prendere lo Z1.
Dopo due mesi di utilizzo giornaliero condivido con voi qui su storie e foto alcune considerazioni.

Questa è la sua scheda tecnica

Scheda tecnica
Processore Qualcomm Snapdragon 800 quad-core da 2.2GHz
Memoria RAM 2 GB
Storage 16 GB espandibili tramite Micro SD fino a 64 GB
Modem GSM, HDSPA+, LTE, Wi-Fi 802.11 a/ac/b/g/n
Batteria Capacità 3,050 mAh
Fotocamera posteriore 20.7 Megapixel, G Lens di Sony, apertura diaframma f/2.0
Fotocamera anteriore 2 Megapixel, video in Full HD
Display TFT da 5" con risoluzione da 1920 x 1080 (440 ppi)
Sensori Accelerometro, giroscopio, sensore di prossimità e bussola
Connettività Bluetooth 4.0, A-GPS, GLONASS, NFC
Peso 169 g
Spessore 8.5 mm

Devo dire che come hardware a bordo credo sia oggi uno dei cellulari in commercio con le maggiori potenzialità e lo dimostra abbondantemente sia durante l'uso meno intensivo sia durante l'esecuzione di software che richiedono più potenza di calcolo. Ad oggi io non ho mai visto un lag ne ho dovuto riavviarlo forzatamente. 
Parlando della qualità costruttiva non c'è nulla da dire, la culla di alluminio che fa da "telaio" da una buona solidità ed è annegata in due piastre di vetro temprato che lo fanno apparire anche molto attraente dal lato estetico. Vi consiglio di montare una custodia in modo da proteggere i vetri che, nonostante siano temprati, alla lunga si righerebbero tenendo il cellulare sempre in tasca.
Una cosa ben fatta di questo cellulare è la batteria che ad oggi mi garantisce due giorni di uso normale senza doverlo ricaricare, cose a cui non ero più abituato.
Un altro punto di forza è la sua fotocamera da 20,7 Mpx che genera immagini in 4/3 davvero belle anche se pecca un po' in definizione, non so se è l'algoritmo JPEG troppo aggressivo o il sensore. Tribola un pochino in condizioni di scarsa luminosità dove il rumore si fa notare e il flash è comunque quello di un cellulare. Da invece il meglio di se in luce diurna e nelle macro.
ATTENZIONE a non lasciare la fotocamera impostata in automatico perché così facendo la foto viene ritagliata in formato 16/9 e quindi da 20,7 Mpx passiamo a 8 Mpx.

Di seguito vi posto alcuni scatti originali senza elaborazioni.
(Click sulle immagini per ingrandirle)

Scatto al chiuso in luce diurna

test sony xperia z1 ariel disney

Crop al 100%

test sony xperia z1


test sony xperia z1

Crop al 100%

test sony xperia z1

Foto in notturna.

test sony xperia z1 torre del belvedere mondovì piazza

Crop 100%


Scatto in piena luce diurna

test sony xperia z1 statore generatore eolico

Crop 100%

test sony xperia z1 statore generatore eolico

Altro punto a favore dello Z1 è l'impermeabilità garantita fino a 1,5 metri di profondità, anche se leggendo bene la garanzia ho trovato un punto da approfondire. E' espressamente indicato che in caso venisse trovata acqua nella sede della scheda di memoria SD o della SIM la garanzia non verrebbe applicata. Quindi se a qualcuno venisse l'idea di immergerlo completamente si assicuri che gli sportellini siano ben chiusi e che le guarnizioni non siano usurate, specialmente quella del connettore USB che è la più usata.
Io non potendo esimermi dal metterlo a bagno, ho sigillato gli sportellini con un pezzo di nastro adesivo e l'ho immerso nel lavandino riempito d'acqua. Una volta immerso il touch-screen diventa inutilizzabile e si deve fare tutto usando i tasti laterali. Io purtroppo ero in condizioni di scarsa illuminazione quindi il rumore si è fatto sentire, comunque devo dire che le foto rispecchiano la qualità generale, c'è solo qualche problema in più con la messa a fuoco e le dominanti se lo lasciate in manuale. Per il resto non ha subito il minimo danno.

Scatto subacqueo originale

scatto subacque xperia z1 sony underwater

Crop a 100% 

scatto subacque xperia z1 sony underwater


Un'ultima cosa che mi è piaciuta del mondo Sony è tutta una serie di facility preinstallate. Ad esempio c'è la possibilità di scaricare una decina di giochi per la PSP, la playstation portatile, che può essere emulata dallo Z1 e 5 film in uscita in questi giorni nelle sale. Inoltre collegandosi al portale Sony Myxperia dal web e registrando il proprio Z1 è possibile farlo suonare in caso di perdita, bloccarlo in caso di furto o farsi inviare le coordinate della posizione per ritrovarlo.

In conclusione vi metto alcuni aspetti negativi anche se vengono ampiamente ripagati dalle potenzialità di questo smartphone:
  • Lo schermo forse è fin troppo grande e difficile da usare con una mano sola.
  • Il riavvio in caso di necessità dopo un blocco del sistema non si ottiene come in quasi tutti i dispositivi elettronici premendo per 10 secondi il tasto di accensione, ma bisogna premere con una punta un pulsantino rosso nascosto all'interno dello slot della SIM.
  • In ultimo il prezzo che da listino è 649 €, ammortizzabile prendendo il telefono all'interno di qualche promozione dei diversi operatori. 

giovedì 23 gennaio 2014

L'alpino Bartolomeo Beccaria

Quella che ora andrò a condividere con voi su storie e foto è la dimostrazione che i giovani di oggi non sono quello che vogliono farci credere i media.
Al contrario ce n'è ancora qualcuno che crede negli antichi valori delle nostre zone e che, invece di andarsi a distruggere in discoteca o perdere tempo al bar, preferisce riscoprire la storia della sua famiglia riportando a casa un pezzo di storia.
I miei più sentiti complimenti ad Andrea Bertolino, alunno del liceo scientifico di Mondovì, a cui va anche un doveroso grazie per avermi dato l'opportunità di pubblicare su questo piccolo spazio la storia di un suo prozio caduto in Russia.

Ecco il suo racconto.

Il 5 gennaio del 2012, uno degli ultimi giorni delle vacanze natalizie, ero a pranzo dai miei nonni paterni. Finito di mangiare, non mi ricordo come, ci siamo messi a parlare dei vari bis e trisnonni, allora mia nonna è andata a prendere un album di vecchie foto e si è messa a sfogliarlo e a indicarmi i nomi delle persone immortalate nel bianco e nero. Dopo un po' di pagine ho subito adocchiato una foto di un militare alpino, che a parer mio poteva risalire circa agli anni '40. La mia passione per la storia militare mi ha subito portato a chiedere notizie di quel giovane in divisa, mia nonna mi rispose che si trattava di suo zio, morto in Russia durante la seconda guerra mondiale, il suo nome era Bartolomeo Beccaria. Purtroppo nessuno si ricordava la data di nascita, dato che mi era indispensabile per avviare una ricerca su Onorcaduti, mi sono rivolto agli amici di Miles. Il mondo di internet ha prontamente dato la sua risposta, Bartolomeo Beccaria nato a Mondovì li 06/09/1919, in forza alla 306 sez Sanità Alpina della divisione Cuneense, caduto in terra russa li 11/01/1943.

Forte di queste informazioni ho contattato l'Archivio di Stato di Cuneo e mi sono fatto inviare il foglio matricolare da cui ho ricavato altri dettagli sul mio prozio scomparso: soldato di leva il 13 aprile 1940, tale nell'ospedale militare di Savigliano dal 3-1-1941 al 30-6-1941, ecc

Bartolomeo era giunto in Russia il 28 luglio 1942 per prendere parte all'operazione “Blu”, che prevedeva la distruzione del raggruppamento sovietico sul fiume Donec, la conquista del Dombass, l'invasione del Kuban e del Caucaso, il raggiungimento del Don e del Volga , la neutralizzazione dell'importante centro manifatturiero di Stalingrado.

Questi progetti, in gran parte, riuscirono e l'ARMIR (Armata Italiana in Russia) forte di 230.000 uomini si attestò lungo il Don per proteggere la 6a armata tedesca impegnata a Stalingrado.

Il 26 ottobre mio prozio venne ferito in combattimento e ricoverato nel grande centro ospedaliero di Rossosch, città che ospitava anche il comando della Cuneense.

Il 16 dicembre i Russi lanciarono una grande offensiva lungo il Don e il 17 travolsero la divisione Ravenna (catturando il cognato di Bartolomeo, mio bisnonno Andrea Bono che morirà tre mesi dopo nel campo di prigionia di Tiomnikov) spezzando il fronte in due sacche, una che chiudeva Stalingrado e il XXXVo Corpo d'Armata Italiano e una che chiudeva il resto dell'Armir.

Nei giorni successivi i Russi penetrarono sempre più in profondità le linee italiane, l'11 gennaio mio prozio morì in combattimento.

In Russia rimasero 95.000 nostri connazionali, dei quali 60.000 morti nei campi di prigionia.

A questo punto consideravo la mia ricerca conclusa, comunicai i risultati a mia nonna e lei ne fu felice.

Per un inaspettato colpo di fortuna appena 40 giorni dopo aver postato la richiesta di informazioni su Miles venni contattato da una persona che mi disse di avere importanti informazioni su mio prozio, vidi il messaggio il giorno dopo averlo ricevuto e chiamai subito il mittente, mi disse di essere un importante membro dell'ANA (Associazione Nazionale Alpini) e di essere venuto in possesso della piastrina di Bartolomeo Beccaria tramite un suo collaboratore russo e di raggiungerlo subito a Carcare (SV), dove si stava svolgendo una commemorazione delle “Marce del Davai”.


Naturalmente partii subito e dopo una commovente cerimonia si può dire che mio prozio sia tornato a casa, esattamente 70 anni dopo la sua partenza.

Andrea Bertolino

Ed ecco alcune foto 

Bartolomeo Beccaria

Alpino Bartolomeo Beccaria Mondovì Armir Csir Russia

La Piastrina dell'alpino Bartolomeo Beccaria

Piastrina Alpino Bartolomeo Beccaria Mondovì Armir Csir Russia


Infine vi metto i link di 3 articoli che potrebbero benissimo essere correlati a questa storia

http://storieefoto.blogspot.it/2013/06/croce-di-ghiaccio-ice-cross.html

http://storieefoto.blogspot.it/2013/03/distintivo-commemorativo-della-campagna.html

http://storieefoto.blogspot.it/2013/01/mostra-70-anniversario-battaglia-di.html

Now I'm going to share with you is proof that the youth of today are not what the media want us to believe.
On the contrary, there is someone who believes in the old values ​​and prefers to rediscover the history of his family back home a piece of history.
My warmest congratulations to Andrea Bertolino, a student at the high school in Mondovi, which also goes a dutiful thanks for giving me the opportunity to publish in this little web space the story of his great-uncle died in action in Russia in 1943.

Here is his story .

On January 5, 2012, one of the last days of the Christmas holidays, I was having lunch with my paternal grandparents . After eating, we started to talk about the various bis and great-grandparents . My grandmother took an album of old photos and started leafing through it and tell me the names of the people immortalized in black and white. Shortly after I spotted a picture of an alpine military , which in my opinion could go back around the 40s. My passion for military history made ​​me ask about that young man in uniform, my grandmother told me that it was her uncle, who died in Russia during the Second World War, his name was Bartolomeo Beccaria . Unfortunately, no one remembered the date of birth. It was required to start a search on ONORCADUTI . I asked to our friends at Miles's Forum . The world of internet has readily given his answer , Bartolomeo Beccaria was born in Mondovi 09/06/1919, pursuant to section 306 of the Health Alpini Cuneense division, fell into Russian land them 01/11/1943.

Armed with this information I contacted the State Archives of Cuneo and I did send the serial number on the sheet from which I have gained other details about my great-uncle died: conscript April 13, 1940, he was in the military hospital of Savigliano from 3 - 1-1941 to 06/30/1941, etc.

Bartholomew had arrived in Russia July 28, 1942 to take part in the operation "Blue", which included the destruction of the Soviet grouping on the Donets River, the conquest of Dombass, the invasion of the Kuban and the Caucasus, the Don and the achievement of Volga, the neutralization of the important manufacturing center of Stalingrad.

These plans were successful and ARMIR (Italian Army in Russia) consisting of 230,000 men which stood along the Don to protect the German 6th Army at Stalingrad committed.

On October 26, my great-uncle was wounded in combat and hospitalized in the great hospital of Rossosch, a city which also housed the command of Cuneense.

On December 16, the Russians launched a major offensive along the Don and 17 swept the division Ravenna (capturing the brother Bartolomeo, Andrea Bono my great-grandfather who died three months later in prison camp Tiomnikov) breaking the front two pockets, one that closed XXXV Italian Army Corps in Stalingrad and one that closed the rest of Armir.

In the following days the Russians penetrated deep into the Italian lines, January 11, my great-uncle died in combat.

In Russia, 95,000 men were killed, 60,000 of them in prison camps.

At this point I considered my search ended, I communicated the results to my grandmother and she was happy.

For an unexpected stroke of luck just 40 days after posting the request for information on Miles I was contacted by someone who told me he had important information about my great-uncle. I saw the message on the day after you received it and called the sender immediately, told me to be an important member of the ANA (Associazione Nazionale Alpini) and be in possession of the dog tag of Bartolomeo Beccaria. I joined him immediately in Carcare (SV), where he was conducting a commemoration of the "Gears of Davai."


After the ceremony I can say that my great-uncle returned home, exactly 70 years after his departure.

domenica 5 gennaio 2014

Costruzione artigianale di una mini forgia - Construction of a mini forge

In queste vacanze di natale ho ripreso la sistemazione di un vecchio coltello, per fare ciò mi sono accorto che avrei avuto bisogno di poter forgiare l'acciaio.
Detto fatto mi sono costruito una mini forgia con pezzi totalmente di recupero.

Prima di andare avanti vi chiederei, dato che tutto quello che faccio è per passione, se poteste gentilmente fare un click sulle pubblicità a destra. i apre una pagina e poi potete richiuderla. In tasca mi viene qualche centesimo e mi copre quelle poche spese di dominio e sito internet.

Ecco cosa ho fatto ve lo posto qui su storie e foto.
In giardino avevo un vecchio vaso con un solo foro laterale.


mini forgia artigianale autocostruita


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Poi avevo in magazzino un vecchio "compressore" usato all'epoca per gonfiare i materassini da campeggio.


mini forgia artigianale autocostruita

Neanche a farlo a apposta il foro combacia abbastanza bene con l'ugello del compressore.
A questo punto ho fissato con del silicone un tubo al foro in modo da farlo arrivare fino a circa il centro del futuro focolare.


mini forgia artigianale autocostruita

In seguito ho impastato della malta refrattaria e colato il tutto fino a coprire il tubo.

mini forgia artigianale autocostruita

Dopo due giorni di asciugatura durante i quali è necessario bagnare sovente la malta per non avere troppe crepe ho tolto lo straccio che avevo usato per tappare il tubo.


mini forgia artigianale autocostruita

Ora per evitare che i residui di carbone finiscano nel compressore ho ricavato una griglia dal case di un vecchio alimentatore di pc che avevo cannibalizzato.

mini forgia artigianale autocostruita

Per ultimo ho fissato il compressore aggiungendo qualche giro di nastro adesivo per avere migliore presa.

mini forgia artigianale autocostruita

mini forgia artigianale autocostruita

E finalmente l'ho provata.

mini forgia artigianale autocostruita

Che dire pare funzionare, tutto quello che ho usato ce l'avevo in casa e quindi la spesa è stata di zero euro. L'ho solamente accesa e causa maltempo non ho potuto mettermi all'aperto per provarla sul serio quindi vi farò sapere ma le premesse sono buone.

Qui trovate la costruzione di una miniforgia a gas


In these Christmas holidays I took the fitting out of an old knife, to do this, I realized that I needed to be able to forge steel.
I built a mini forge with pieces totally recovered.
Here's what I did.
In the garden I had an old vase with a single hole in the side.
Fortunately, the hole fits quite well with the nozzle of the compressor.
At this point I fixed with a silicone tube to the hole in order to make it reach up to approximately the center of the future hearth.
Later I poured the refractory mortar to cover the tube.
After two days of drying, during which it is necessary to constantly wet the mortar does not have too many cracks, I removed the cloth that I had used to plug the hose.
Now to avoid the waste of coal end up in the compressor I got a grill from the case of an old PC power supply that I had cannibalized.
Finally I set the compressor adding a few turns of tape for better grip.
And finally I tried it.
What can I say? seems to work, everything I used I had it in the house and then the expenditure is zero euro. I only switched because I could not put outdoors to try it seriously then I will let you know but the conditions are good.



mercoledì 25 dicembre 2013

Auguri di buon Natale da Andonno

Il 23 dicembre, assieme ad un mio caro amico, abbiamo aspettato il tramonto da uno splendido terrazzo naturale sotto le falesie di Andonno.
Andonno è un piccolo paese all'imbocco della Val Gesso in provincia di Cuneo.
Fino a pochi momenti prima del tramonto non ci aspettavamo nulla di che essendo tutto coperto di nubi, poi, magicamente, il cielo si è aperto per qualche minuto e ci ha regalato un bellissimo spettacolo.
Ecco il mio scatto, con la solita 40d e il sigma 12-24.
In basso potete notare i ruderi di quello che da queste parti si chiama castlass, una torre di avvistamento databile intorno all'anno al XIII secolo.


Ho anche ritenuto degne di pubblicazione questi due particolari fatti durante l'attesa col 100-400.



Qui invece potete vedere lo scatto del mio compagno di avventura Maxpinna65.


Auguri da storie e foto


martedì 17 dicembre 2013

In cerca delle cave d'uranio nei boschi di Lurisia

Oggi sono andato a farmi una passeggiata in zona Lurisia.
Cercavo tracce delle vecchie cave di Uranio, o per meglio dire di Besimaudite e Autunite, che erano presenti all'inizio del ventesimo secolo da queste parti. La Besimaudite è una roccia metamorfica che si trova praticamente solo nei dintorni della Besimauda da cui prende il nome, l'Autunite si trova un po' in tutto il mondo ed è ricca di fosfato di uranio.
Purtroppo non ho trovato la zona, probabilmente gli ingressi di queste miniere sono stati chiusi o forse erano proprio dove ora ci sono le terme di Lurisia.
Negli anni 20 e 30 tutte le nostre vallate si riscoprirono ricche di materiali radioattivi, tanto che venne a lavorarci per parecchio tempo addirittura Madame Curie.
Per un periodo le acque radioattive di queste zone vennero credute miracolose, ci sono vecchie pubblicità che citano testualmente "L'acqua di Lurisia la più radioattiva d'Europa" poi si capì che non era proprio così salubre.
Da cosa si sa le cave di queste montagne erano molto ricche di uranio, più di molte altre, si dice addirittura che le alpi Marittime contengano percentuali di minerale molto appetitose. Negli anni '70 l'AGIP fece prospezioni in molte località intorno alla Bisalta ma poi tutto venne coperto dal segreto di stato dopo il rifiuto dell'Italia sull'uso dell'energia nucleare.

Non avendo trovato quello che cercavo mentre giravo per i boschi ho fatto questi due scatti.
La prima mi è subito piaciuta per l'imponenza di questi 3 faggi, la seconda rende bene l'idea della temperatura di quel giorno. Gli scatti sono entrambi realizzati con la Canon 40d e il Tamron 17-50 f2.8.




Today I went for a walk in the area of Lurisia.
Small town of Piedmont, famous for its thermal baths.
I was looking for traces of the old quarries of uranium, or better Besimaudite and autunite, who were present at the beginning of the twentieth century. The Besimaudite is a mineral that is found only in the vicinity of Besimauda from which it takes its name, autunite is found throughout the world and is rich in uranium oxides.
Unfortunately I have not found the area, probably the inputs of these mines have been closed or were perhaps where there are now Lurisia spa.
In the 20s and 30s it was realized that all our valleys are rich in radioactive materials. The area became interesting even for Madam Curie, who worked there for a long time.
For a period the radioactive waters of these areas were believed miraculous, there are old advertisements mentioning literally "Water Lurisia the most radioactive of Europe", then it was discovered that he was not so healthy.
From what we know the caves of these mountains were very rich in uranium, more than many others, it even says that all the Maritime Alps contain very high percentages of mineral. In the 70s the company A.G.I.P. did prospecting in many places around the Bisalta, but then everything was covered by the state secrets after the refusal of Italy on the use of nuclear energy.
Unfortunately I did not find what I was looking for so I made these two shots to console me.
The first I immediately liked it for the grandeur of these 3 beeches, the second gives an idea of the temperature of that day. The shots are both made with the Canon 40D and the Tamron 17-50 f2.8.

venerdì 13 dicembre 2013

Concorso fotografico Mondoviphoto

Volevo ricordarvi che l'organizzazione Mondoviphoto, di cui sono uno dei soci fondatori, organizza il consueto concorso fotografico annuale.
Il tema del concorso è "L'attesa". 
Il costo d'iscrizione è 10 € a foto, 20 € se ne vengono presentate 3.
La scadenza per l'invio delle immagini è il 7 gennaio 2014.
Sono previsti ricchi premi, quest'anno ci siamo affidati a Nikon per la parità tra i marchi.

1. Premio 
Fotocamera digitale reflex Nikon D3200 
in kit18/55VR (stabilizzato)
2. Premio 
Fotocamera digitale Nikon Coolpix P520
3. Premio 
Fotocamera digitale Nikon Coolpix L610

Qui potete leggere il regolamento integrale e scaricare il volantino con tutte le informazioni aggiuntive.


concorso fotografico mondoviphoto 2013